giovedì, 24 gennaio 2008

Yesterday's mistakes

Adesso non resta che guardare avanti, in attesa di sapere se ci aspettano elezioni politiche o un governo istituzionale. Quale che sia la scelta, c’è una sinistra da ricostruire. Checché ne dica Veltroni, oggi una coalizione di centrosinistra sarebbe più facile, senza la zavorra dei ricattatori di Dini e Mastella. Le distanze tra Rifondazione e teodem restano abissali, ma almeno se compromessi dovranno esserci saranno tra due parti e non tra quindici, visto che quale che sia la prossima legge elettorale i piccoli partiti di sinistra dovranno federarsi per evitare di scomparire (ma sarebbero anche capaci di scomparire, pur di non cedere le loro piccole rendite di potere; speriamo in un minimo di illuminazione).

Comunque, per ricostruire, bisogna riconoscere gli errori passati. E di errori ne sono stati fatti tanti e da molti, sia nei contenuti politici sia nelle tattiche.

Il centrosinistra intero ha sbagliato, a inizio legislatura, a lanciarsi nella lottizzazione dei ruoli istituzionali. La presidenza del Senato, in particolare, avrebbe dovuto essere data ad un senatore del centrodestra (possibilmente non un estremista alla Calderoli), per due motivi: uno di rispetto istituzionale, perché anche se non ci piace la Cdl ha comunque avuto quasi lo stesso numero di voti dell’Unione, e anzi al Senato di più, e quindi, anche se loro non lo avevano fatto in passato, dargli una presidenza sarebbe stato un bel gesto per il paese; il secondo motivo è strategico, in una situazione di quasi parità dare la presidenza alla destra avrebbe significato un senatore in più per noi e uno in meno per loro. Stessa logica per la presidenza della Repubblica, che sarebbe stato meglio dare ad una personalità diversa (e anche più degna, come ad esempio Stefano Rodotà o perché non una donna, Tina Anselmi?), e non ad un senatore a vita come Napolitano. Ma i tre principali partiti non hanno voluto rinunciare a questi ruoli, e ora ne pagano le conseguenze.

Ovviamente il più colpevole in questo caso è Fausto Bertinotti, che insistendo per avere la presidenza della Camera di fatto ha depotenziato le legittime richieste di Rifondazione per il governo, con la conseguenza che il partito ha avuto solo un ministero, per di più con scarsi poteri, mentre l’Udeur con un quarto dei voti ha ottenuto la giustizia. Ma Rifondazione tutta è colpevole di non aver saputo promuovere la disciplina di partito. Certo, uno come Turigliatto che parla di coerenza ideale una volta eletto, ma prima non si sente incoerente a candidarsi insieme a Margherita e Udeur è indifedibile da ogni punto di vista, ma di chi è la colpa se non del partito che ha scelto i propri candidati, senza pensare al compromesso di coalizione che avevano accettato?

Altre colpe le ha la Margherita. Passi la candidatura di Dini, che del partito era uno dei fondatori, ma a che pro candidare Fisichella? Solo perché ha lasciato Alleanza Nazionale? E allora? Restava comunque un intellettuale di destra, per di più monarchico, era ovvio che non si sarebbe mai trovato in sintonia con un programma di centrosinistra, come si è dimostrato. La sua candidatura è stata un opportunismo che non ha fruttato in termini elettorali (come ovvio) e che oggi si mostra in tutta la sua negatività.

Non parliamo poi di Di Pietro, che si fa un vanto di non candidare indagati e condannati, ma intanto mette nelle sue liste un ex di Forza Italia (non esattamente un partito amante dell’onestà) che al primo sgarbo abbandona tutti e passa all’opposizione.

Restano i Ds, con Veltroni che riesce nel capolavoro di destabilizzare il centrosinistra e fornire l’assist a Mastella per abbandonare la maggioranza.

Ecco l'elenco dei principali errori di tattica. Se poi passiamo agli errori di contenuto sarebbe un altro papiro, ma penso che se ne sia dibattuto ampiamente, anche su questo blog, nei due anni di governo.

 

Possiamo aspettarci che non ci siano errori di questo genere, in futuro? Se ci sarà una seconda occasione, cosa che al momento è abbastanza in dubbio. Ma intanto su queste cose occorrerà riflettere.

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lunedì, 21 gennaio 2008

Complimenti

Di fronte al caso Mastella c'erano due possibilità: o il centrosinistra faceva un atto di orgoglio e rifiutava la solidarietà ad un ministro della giustizia indagato e responsabile di dichiarazioni molto gravi nei confronti della magistratura, certificando così la crisi di governo, o chinava il capo profferendo una umiliante dichiarazione di appoggio all'Udeur, e restando così a Palazzo Chigi.

Stando agli ultimissimi sviluppi, il centrosinistra è riuscito ad umiliarsi solidarizzando con Mastella contro i giudici e contemporaneamente ad arrivare alla crisi di governo. Complimenti.

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venerdì, 18 gennaio 2008

Via Cuffaro

Che l'Italia non sia un paese normale è cosa nota, quindi non ci si dovrebbe stupire di nulla. Però la mancanza di logica stupisce ugualmente. Dico io, è logico che una persona condannata a cinque anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici possa dire tranquillamente che non si dimetterà dalla sua carica di presidente di una regione? Ok, può dirlo, ma di fronte ad una simile dimostrazione di spregio delle istituzioni (nonostante Cuffaro abbia detto prima della sentenza di rispettarle) può essere tollerato da un qualsivoglia governo? Se Cuffaro si rifiuta di dimettersi, e quindi di rendere operativa la sentenza, possibile che il governo non si muova per costringerlo a lasciare il suo incarico?

Aspettiamo che Cuffaro si dimetta spontaneamente. Se non lo farà, e ha detto che non lo farà, aspettiamo che il governo o chi per lui agisca per destituirlo dalla carica. Se il governo non lo farà, allora avremo la conferma ufficiale di ciò che in via ufficiosa tutti pensano da un bel pezzo, e cioè che in Italia la legge è carta igienica. E tra le altre cose, non sarebbe male se ministri e dirigenti dei partiti della cosiddetta sinistra radicale si attivassero per chiedere al governo di agire contro Cuffaro, se davvero vogliono dimostrare di essere dalla parte dei più deboli.

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venerdì, 23 novembre 2007

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giovedì, 08 novembre 2007

Sinistra clericale


Al senato la sinistra radicale ha votato contro l'estensione dell'Ici agli immobili commerciali della Chiesa. In realtà si è astenuta, ma questo è un artificio retorico visto che al senato l'astensione equivale ad un voto contrario. Rina Gagliardi, di Rifondazione Comunista, parla di decisione "esclusivamente politica". Se doveva essere un modo per sminuire la gravità della scelta, ha cannato in pieno. Qual è infatti l'opportunità politica di questo voto? A me non piace sparare a zero per partito preso, se i senatori ci spiegano il motivo per cui era giusto non votare a favore (una questione di principio, tra l'altro, visto che il no esplicito ha avuto la maggioranza assoluta) potrei anche dar loro ragione, dipende dal motivo. Ma il motivo non si sa, non è detto sui siti dei quotidiani, non è scritto nel sito di Rifondazione né su quello di Sinistra democratica o del Pdci. E allora no, non si può passare sopra questa decisione gravissima.
Perché rinunciare a questi soldi che potrebbero fungere come copertura per operazioni socialmente molto utili? Perché accettare il mantenimento di un privilegio che non trova giustificazioni? Non sanno i dirigenti di sinistra che l'ingerenza della Chiesa negli affari interni italiani è possibile proprio grazie alla sua ricchezza?
Se la futura Cosa rossa non saprà prendere una posizione coraggiosa e coerente nei confronti della Chiesa, e per tante altre cose, altro che 15% o 20%...
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venerdì, 02 novembre 2007

Sulle insicurezze e l'ipocrisia

In seguito all’assassinio di Francesca Reggiani il pacchetto sicurezza è stato approvato dal governo con decreto legge, e già i risultati iniziano.
In maniera poco velata Veltroni ha fatto capire di aver premuto per saltare la discussione in parlamento. Il leader del partito democratico inizia quindi ad esercitare la sua leadership depotenziando il luogo della democrazia, e cioè il parlamento, e già questo non è un bel segnale. Ma l’emergenza richiede scelte decise e segnali forti. Perché siamo in emergenza, vero?
Chissà. Destra conclamata e destra mascherata si sono lanciate in una campagna aggressiva volta verso i romeni e verso la sinistra, e a forza di creare allarme sociale gli effetti iniziano a vedersi. È forse la bomba a tempo profetizzata da Grillo qualche tempo fa? Forse, ma con la differenza che a quante pare l’esplosivo non sono i romeni, ma gli italiani.
Una cosa è certa: la percezione dell’insicurezza è forte. Però mi chiedo: cos’è che crea insicurezza? A guardare le notizie di questi giorni la risposta sembra facile: gli immigrati. Ma in realtà sono solo l’elemento più appariscente. L’insicurezza è alla base dell’attuale assetto sociale, in ogni forma: insicurezza economica, tra il lavoro sempre più precario e la turbolenza dei mercati finanziari; insicurezza ambientale, in tutte le sue forme, dalle catastrofi ambientali agli sconvolgimenti climatici ai sempre più veleni che contaminano l’aria, l’acqua, i suoli e il cibo; insicurezza giuridica, visto la nota inefficienza della giustizia italiana; e tante altre, minori ma nell’insieme destabilizzanti. Tutte queste insicurezza insieme creano il clima in cui l’allarme sociale prospera, ma allora perché è sempre l’immigrazione a risaltare come la principale, se non l’unica, causa della paura diffusa? Certo, la propaganda delle destre, dei mezzi di comunicazione e via dicendo, siamo tutti d’accordo, ma possibile che non ci sia un messaggio alternativo per scongiurare questa lettura riduzionista e xenofoba?
Qui le carenze storiche della sinistra emergono. Il dibattito sul “problema di comunicazione” è ormai più che decennale, ma sin dall’inizio è stato snaturato e semplificato, riducendo la comunicazione alla propaganda elettorale. E invece, se è vero che i politici non sono semplici amministratori ma agiscono sulla sfera pubblica, la comunicazione deve andare oltre, influire sulla percezione che le persone hanno dei fenomeni sociali. Ma la sinistra, radicale o riformista che sia, ha abdicato a questo compito, e i risultati sono quelli che si vedono oggi: sull’immigrazione, e più in generale sulla sicurezza pubblica, i partiti fanno a gara a mostrarsi saldi e autoritari, con piccole e grandi ipocrisie – dal governo che ora autorizza i prefetti a espellere gli stranieri per motivi di sicurezza, ma non si era preoccupato altrettanto per porre un freno agli ingressi dalla Romania, che ora Veltroni attacca, all'opposizione, che intima a Prodi di vergognarsi, ma intanto una misura così semplice come quella di aumentare i poteri prefettizi non l’hanno fatta in cinque anni, e anzi hanno promulgato una oscena legge sull’immigrazione che di fatto aumenta il numero di clandestini, quindi forse è Fini a doversi vergognare – mentre su tutte le altre insicurezze sociali o non ci si pronuncia o si risponde continuando ostinatamente ed entusiasticamente a percorrere le strade che di fatto aumentano l’incertezza del futuro, la paura, la chiusura.

AGGIORNAMENTO
Marioemario, il blog che io ho linkato in questo post definendolo destra mnascherata, ha risposto a questa accusa. Più nel dettaglio, i gestori del blog
1) hanno detto che non accettano lezioni su cosa è destra e cosa è sinistra. Li tranquillizzo: non essendo un maestro, non dò lezioni. Purtroppo o per fortuna, un accordo universale su cosa vuol dire essere di sinistra non c'è, e non ci sarà mai, e per questo ognuno è libero di avere la propria idea di cosa è di sinistra. Nella mia, voi non lo siete, così penso e così scrivo. E allo stesso modo voi siete liberi di non essere d'accordo con me e di esprimere il vostro dissenso, ma non promuovetemi a maestro, ché poi dovrei aggiornare il mio curriculum e non ho voglia. Al massimo, mi limito ad osservare che per dimostrare il vostro sinistrismo mi fate l'elenco dei partiti in cui avete militato e dei convegni a cui avete partecipato, mentre io ho sempre pensato che la destra e la sinistra fossero questione di idee, ideologie e programmi, non di tessere di partito.
2) dicono che nel mio post nego che gli italiani hanno paura della criminalità straniera. Forse andavano di fretta e non hanno letto bene ciò che ho scritto, visto che io dico proprio il contrario, e cioè che gli italiani hanno paura soprattutto degli immigrati, e mi chiedevo il motivo di questa polarizzazione, viste le tante altre cause di insicurezza sociale, e ora, aggiungo grazie ai post dei bravi Stratex e Guerrilla Radio,  anche visto che i dati del viminale dimostrano che nei fatti  l'emergenza non c'è, e che quindi avevo ragione a parlare di percezione distorta. "Non siamo noi ad aver allarmato gli italiani" dicono mario e mario. Certo, non siete stati solo voi. Ma anche voi.
3) ricordano loro azioni in difesa della comunità bengalese vittima di raid di gang italiane per rifiutare l'accusa di aver causato le aggressioni contro i rumeni. Ora, mi chiedo: una cosa esclude l'altra? Non dico che sono stati loro ad andare dai fascisti e dire "picchiate i rumeni", sarebbe un'accusa da capo penale. Quello che dico è che queste aggressioni maturano in un clima di intolleranza e odio represso. Sbaglierò, ma per me post in cui un senatore "colpevole" di aver visitato in carcere un detenuto viene definito merda umana e gli si augura la morte contribuisce ad alimentare questo clima, non certo svelenirlo. Potete ricordare quanto volete il vostro impegno precedente, che è ammirabile, non ho problemi a dirlo, ma non può servire a cambiare le cose fatte dopo.
4) infine, mi invitano a vergognarmi. Non mi vergogno, visto che, per quanto detto sopra, tutte e tre le accuse mi sembrano poco fondate. Ma se anche lo fossero, cosa è più vergognoso, scrivere un articolo sbagliato, o augurarsi l'eliminazione fisica di un politico che non la pensa come noi? Propendo per la seconda, e quindi non solo rifiuto l'invito a vergognarmi, ma lo rispedisco al mittente
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venerdì, 19 ottobre 2007

Le mani sulla rete

Quando ho letto questa notizia sinceramente sono rimasto basito. Cose così non me le sarei aspettate dal peggior governo Berlusconi, figuriamoci da uno che si definisce di centro-sinistra. Eppure, pare che le cose stiano proprio così. Il 12 ottobre il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che di fatto si propone di burocratizzare internet. Maggiori dettagli si possono trovare su Repubblica e Punto Informatico, ma in sintesi il ddl dice che tutti i prodotti editoriali dovranno registrarsi al Roc, cioè il registro degli operatori di comunicazione, ma poi nel definire i prodotti editoriali usa criteri tali da comprendere tutta la rete, compresi piccoli siti e blog. Le proteste sono state immediate, e di fronte ad esse c’è stata sì una retromarcia, ma non quella sperabile: un sottosegretario, tale Levi, ha assicurato che non c’è interesse a colpire blog e siti amatoriali, ma poi scarica le decisioni concreti sulla Autorità per le comunicazioni (che per la cronaca, è quella che ha vietato la pornografia in tv anche di notte, il che non fa ben sperare).
Il testo del ddl è chiaramente scritto male e forse sarà del tutto riformulato: è sperabile che sia così, ma non può essere sicuro. Non è la prima volta che questo governo, per incompetenza o malafede, cerca di mettere nei guai internet. Già l’anno scorso, ai tempi della finanziaria, si voleva impedire ai blog di inserire citazioni dai quotidiani, provvedimento poi rientrato grazie alla mobilitazione online. Allora è il momento di mobilitarsi di nuovo contro questo provvedimento ben più grave. Per conto mio, spedirò il prima possibile una mail di protesta a tutti i parlamentari e senatori, e invito tutti i blogger e non che dovessero leggere questo mio articolo a fare altrettanto, per mostrare il rifiuto generalizzato di questo ddl.
A margine, non posso celare l’amarezza per l’ennesima prova di incapacità del governo che ho votato, che non si dimostra in grado di (e nemmeno interessato a) tutelare la libertà di espressione dei cittadini.


AGGIORNAMENTO
Ho scritto una bozza di testo per la mail da inviare ai parlamentari e ai senatori della maggioranza. Se qualcuno sa dove posso trovare l'elenco delle loro mail in modo da fare copia e incolla e spedirli a tutti (dal sito della Camera posso spedire solo una mail alla volta, e farlo per 348 volte mi sembra un po' troppo) mi farà un favore. Invito tutti a scrivere ai deputati e ai senatori, se vogliono usare il testo della mia bozza liberissimi di farlo.

Spett.le deputato/a (o senatore/senatrice),
le scrivo in riferimento al disegno di legge sull’editoriache il governo ha approvato il 12 ottobre e il cui testo è consultabile presso il sito http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf
Questo ddl di fatto costringe tutte le realtà di internet, compresi i siti amatoriali ed i blog, a diventare testate giornalistiche e registrarsi al Roc, il Registro degli operatori della comunicazione. È chiaro che, qualora approvato, questo ddl porterebbe al collasso di internet in Italia e della sua funzione creativa, intellettuale e sociale. Questo non è accettabile, né può essere giustificato con la necessità di proteggere i cittadini da eventuali forme di diffamazione, perché esistono già strumenti legislativi e normativi per impedire simili comportamenti. Non solo, ma bisogna anche dire che il testo del ddl è stato redatto in maniera superficiale e contraddittoria, e di fatto una sua applicazione coerente è impossibile. Pertanto le chiedo di impegnarsi, quando il disegno di legge arriverà in Parlamento, per la modifica dei punti peggiori di esso, in particolare l’articolo 2 comma 1, 2, 3, l’articolo 5 comma 1, l’articolo 7 comma 1, 2.
Sperando che non deluda le aspettative dei cittadini che credono nella rete come mezzo per produrre dibattito democratico e contenuti creativi, le porgo distinti saluti

(nome e cognome)
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categoria: internet, idee, emergenze, s-governo


venerdì, 05 ottobre 2007


- Trasferimento dei pm De Magistris e Lombardi
- Prodi attacca Anno Zero

Ha ragione Mastella a ricordare agli alleati che con l'antipolitica vince Berlusconi. E allora non sarebbe una cattiva idea comportarsi di conseguenza e smettere di foraggiare l'antipolitica, con comportamenti e azioni che fanno mormorare anche ai più fervidi antiberlusconisti che "questi politici sonono tutti uguali"
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categoria: s-governo


lunedì, 01 ottobre 2007

Dimezzare i parlamentari?


Stando a dichiarazioni recenti, il governo vuole ridurre significativamente il numero dei parlamentari, portando a 315 i deputati e a 200 i senatori. La riduzione dei parlamentari non è una brutta idea, ma bisogna vedere come attuarla.
Innanzitutto, se 630 deputati sono effettivamente troppi, è anche vero che 315 rischiano di essere troppo pochi. Certo, ipotizzando un sistema elettorale proporzionale al cento per cento, in una camera con 315 membri basterebbe lo 0,4% per eleggere un deputato, e visto che al momento lo sbarramento è al 2% la riduzione in sé non porterebbe ad una diminuzione della rappresentatività dei partiti più piccoli (che avrebbero meno parlamentari, è vero, ma anche il margine di maggioranza sarebbe minore). Tuttavia, non dobbiamo dimenticare il ruolo delle commissioni: "nel parlamento italiano le commissioni sono molte e permanenti, si occupano di occupano di materie piuttosto ben definite e hanno poteri significativi che vanno fino - adeterminate condizioni e con qualche cautela - all'approvazione stessa delle leggi" (Gianfranco Pasquino, Nuovo corso di scienza politica, il Mulino 2006). Ora, in una parlamento dimezzato, come varierebbero le commissioni? Sarebbero dimezzate anch'esse? Se così fosse, si avrebbe sul serio un grave problema di rappresentatività al loro interno, perché essendo le commissioni limitate numericamente, la rappresentanza proporzionale dei vari gruppi parlamentari al loro interno sarebbe per forza di cosa distorta dimezzando il numero dei loro membri. Data l'importanza delle commissioni nel parlamento italiano, questo problema si ripercuoterebbe sull'intera istituzione. Nè la questione è risolvibile lasciando le commissioni con le dimensioni attuali, perché in un parlamento dimezzato questo significherebbe che quasi tutti i parlamentari, anche quelli alla loro prima esperienza assembleare, dovrebbero partecipare alle commissioni, e data l'attuale situazione è lecito dubitare che abbiano tutti le competenze che sarebbero richieste per partecipare ad una commissione. Il governo ha considerato questo problema nella sua proposta? Se non lo ha fatto, i casi sono due: o sono pressapochisti, o l'intento è di indebolire il legislativo a favore dell'esecutivo.
Non solo: è chiaro che questa proposta nasce come risposta alle proteste sui costi della politica. Ma non si pensi di tagliare il numero dei parlamentari e di non toccare i privilegi: il taglio dei benefici in eccesso non è solo una questione di costi, è anche una questione morale e simbolica. E' giusto che i parlamentari abbiano stipendi superiori alla media, non è giusto che oltre a questi abbiano anche molti altri benefit e facilitazioni.
Infine, sebbene è vero che spesso i parlamenti più piccoli numericamente sono anche più efficienti, non si deve pensare che basti ridurre il numero dei parlamentari per ottenere la tanto agognata efficienza. Sappiamo bene che lo stallo dell'attuale parlamento è dettato non tanto dal numero di parlamentari, ma dalla estrema frammentazione partitica, che non sarebbe risolta, per i motivi detti sopra riguardo la proporzionalità, da un dimezzamento dei parlamentari.
Il provvedimento più importante per rendere efficiente il parlamento italiano sarebbe abbattere la sua simmetria, mettendo il vincolo di fiducia solo con la camera dei deputati e dando al senato dei poteri a parte, trasformandolo in una camera di collegamento tra lo Stato e gli enti locali. Solo in un'ottica di riforma radicale e definitiva del sistema parlamentare la riduzione degli eletti può avere un significato concreto, altrimenti è solo propaganda.
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categoria: idee, riforme, s-governo


domenica, 30 settembre 2007

La finanziaria inconsistente

Dare adesso un giudizio sulla finanziaria è un esercizio di stile, visti i probabili numerosi cambiamenti che verranno apportati in parlamento e fuori, a causa dei ricatti che già iniziano ad uscire. Comunque, visto che è da questo testo base che si possono giudicare le intenzioni del governo, diamo un'occhiata.
Se considerassimo solo i singoli provvedimenti della finanziaria, probabilmente li troveremmo tutti, o quasi, positivi. Ma analizzandola nel complesso vediamo che i temi più importanti, a partire dal welfare, sono stati tenuti fuori, e che le decisioni significative sono molto poche, per non dire assenti.
L'una tantum di 150 euro destinata a chi guadagna meno di 7500 euro l'anno sembra proprio un'elemosina. Certo, i destinatari non saranno scontenti di riceverla, ma quale contributo un aumento di 12 euro mensili possa dare alla loro stabilità economica mi riesce difficile immaginarlo.
Le misure per le opere pubbliche sono positive, poco da dire, ma è alla prova dei fatti che si dovrà vedere. Altri 80 milioni per la Salerno-Reggio Calabria, in attesa dei risultati... Comunque, che si destinino soldi per potenziare ferrovie e metropolitane è una buona notizia a favore del trasporto pubblico.
Anche le misure per l'edilizia residenziale sono positive, se saranno continuate anche in futuro; di certo saranno più utili degli sgravi di 150 e 300 euro, che anche secondo alcuni esperti del settore non aiuteranno a migliorare l'emergenza affitti.
Anche il saldare il debito sulla cooperazione internazionale è una buona notizia, ma il governo non può certo vantarsi di questo provvedimento, visto che anche nella finanziaria dell'anno scorso i tagli alla cooperazione non erano mancati. Vabbè, da prendere atto che sono assegnati 150 milioni in più al 5 per mille, almeno è un gesto a favore dell'associazionismo.
Aumenta di poco la spesa a carico del sistema sanitario nazionale, esuppongo sia una buona notizia, anche se bisogna sempre metterla a paragone con le misure restrittive della finanziaria precedente.
Inutile citare uno per uno i vari stanziamenti per altri scopi, la cui efficacia si valuterà più dall'uso che non dall'entità delle somme.

Poi ci sono le misure che sembrano le più importanti: la riduzione dell'Ici, sulla cui efficacia però molti non sono d'accordo, e le agevolazioni alle imprese: la riduzione di Irap e Ires da una parte avrà pure, come dice Visco, un pregevole effetto di semplificazione, ma dall'altra non si può fare a meno di notare che è una pia illusione sperare che solo diminuendo un po' la pressione fiscale si possa ridare chissà quale competitività alle imprese. La soluzione migliore sarebbe rilanciare i consumi diminuendo la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, ma è noto che uno dei metodi per farlo (tassare le rendite e detassare gli stipendi) è stato bocciato per espressa volontà di Dini, che non contento già minaccia di non votare la finanziaria se non sarà inserita in essa l'intesa sul Welfare, che è il modo migliore per rompere il precario equilibrio di maggioranza. Ma in effetti, bisogna pure dare atto che è quell'intesa l'elemento di conflitto più importante, vista la posta in gioco, quindi vantarsi del compromesso raggiunto è abbastanza patetico. Di fatto, in assenza di provvedimenti veramente incisivi e con il rinvio delle tematiche più importanti, questa finanziaria ha sì degli aspetti positivi, ma di fatto è inconsistente.
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