
Adesso non resta che guardare avanti, in attesa di sapere se ci aspettano elezioni politiche o un governo istituzionale. Quale che sia la scelta, c’è una sinistra da ricostruire. Checché ne dica Veltroni, oggi una coalizione di centrosinistra sarebbe più facile, senza la zavorra dei ricattatori di Dini e Mastella. Le distanze tra Rifondazione e teodem restano abissali, ma almeno se compromessi dovranno esserci saranno tra due parti e non tra quindici, visto che quale che sia la prossima legge elettorale i piccoli partiti di sinistra dovranno federarsi per evitare di scomparire (ma sarebbero anche capaci di scomparire, pur di non cedere le loro piccole rendite di potere; speriamo in un minimo di illuminazione).
Comunque, per ricostruire, bisogna riconoscere gli errori passati. E di errori ne sono stati fatti tanti e da molti, sia nei contenuti politici sia nelle tattiche.
Il centrosinistra intero ha sbagliato, a inizio legislatura, a lanciarsi nella lottizzazione dei ruoli istituzionali. La presidenza del Senato, in particolare, avrebbe dovuto essere data ad un senatore del centrodestra (possibilmente non un estremista alla Calderoli), per due motivi: uno di rispetto istituzionale, perché anche se non ci piace
Ovviamente il più colpevole in questo caso è Fausto Bertinotti, che insistendo per avere la presidenza della Camera di fatto ha depotenziato le legittime richieste di Rifondazione per il governo, con la conseguenza che il partito ha avuto solo un ministero, per di più con scarsi poteri, mentre l’Udeur con un quarto dei voti ha ottenuto la giustizia. Ma Rifondazione tutta è colpevole di non aver saputo promuovere la disciplina di partito. Certo, uno come Turigliatto che parla di coerenza ideale una volta eletto, ma prima non si sente incoerente a candidarsi insieme a Margherita e Udeur è indifedibile da ogni punto di vista, ma di chi è la colpa se non del partito che ha scelto i propri candidati, senza pensare al compromesso di coalizione che avevano accettato?
Altre colpe le ha
Non parliamo poi di Di Pietro, che si fa un vanto di non candidare indagati e condannati, ma intanto mette nelle sue liste un ex di Forza Italia (non esattamente un partito amante dell’onestà) che al primo sgarbo abbandona tutti e passa all’opposizione.
Restano i Ds, con Veltroni che riesce nel capolavoro di destabilizzare il centrosinistra e fornire l’assist a Mastella per abbandonare la maggioranza.
Ecco l'elenco dei principali errori di tattica. Se poi passiamo agli errori di contenuto sarebbe un altro papiro, ma penso che se ne sia dibattuto ampiamente, anche su questo blog, nei due anni di governo.
Possiamo aspettarci che non ci siano errori di questo genere, in futuro? Se ci sarà una seconda occasione, cosa che al momento è abbastanza in dubbio. Ma intanto su queste cose occorrerà riflettere.
Di fronte al caso Mastella c'erano due possibilità: o il centrosinistra faceva un atto di orgoglio e rifiutava la solidarietà ad un ministro della giustizia indagato e responsabile di dichiarazioni molto gravi nei confronti della magistratura, certificando così la crisi di governo, o chinava il capo profferendo una umiliante dichiarazione di appoggio all'Udeur, e restando così a Palazzo Chigi.
Stando agli ultimissimi sviluppi, il centrosinistra è riuscito ad umiliarsi solidarizzando con Mastella contro i giudici e contemporaneamente ad arrivare alla crisi di governo. Complimenti.

Che l'Italia non sia un paese normale è cosa nota, quindi non ci si dovrebbe stupire di nulla. Però la mancanza di logica stupisce ugualmente. Dico io, è logico che una persona condannata a cinque anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici possa dire tranquillamente che non si dimetterà dalla sua carica di presidente di una regione? Ok, può dirlo, ma di fronte ad una simile dimostrazione di spregio delle istituzioni (nonostante Cuffaro abbia detto prima della sentenza di rispettarle) può essere tollerato da un qualsivoglia governo? Se Cuffaro si rifiuta di dimettersi, e quindi di rendere operativa la sentenza, possibile che il governo non si muova per costringerlo a lasciare il suo incarico?
Aspettiamo che Cuffaro si dimetta spontaneamente. Se non lo farà, e ha detto che non lo farà, aspettiamo che il governo o chi per lui agisca per destituirlo dalla carica. Se il governo non lo farà, allora avremo la conferma ufficiale di ciò che in via ufficiosa tutti pensano da un bel pezzo, e cioè che in Italia la legge è carta igienica. E tra le altre cose, non sarebbe male se ministri e dirigenti dei partiti della cosiddetta sinistra radicale si attivassero per chiedere al governo di agire contro Cuffaro, se davvero vogliono dimostrare di essere dalla parte dei più deboli.

Quando ho letto questa notizia sinceramente sono rimasto basito. Cose così non me le sarei aspettate dal peggior governo Berlusconi, figuriamoci da uno che si definisce di centro-sinistra. Eppure, pare che le cose stiano proprio così. Il 12 ottobre il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che di fatto si propone di burocratizzare internet. Maggiori dettagli si possono trovare su Repubblica e Punto Informatico, ma in sintesi il ddl dice che tutti i prodotti editoriali dovranno registrarsi al Roc, cioè il registro degli operatori di comunicazione, ma poi nel definire i prodotti editoriali usa criteri tali da comprendere tutta la rete, compresi piccoli siti e blog. Le proteste sono state immediate, e di fronte ad esse c’è stata sì una retromarcia, ma non quella sperabile: un sottosegretario, tale Levi, ha assicurato che non c’è interesse a colpire blog e siti amatoriali, ma poi scarica le decisioni concreti sulla Autorità per le comunicazioni (che per la cronaca, è quella che ha vietato la pornografia in tv anche di notte, il che non fa ben sperare).
Il testo del ddl è chiaramente scritto male e forse sarà del tutto riformulato: è sperabile che sia così, ma non può essere sicuro. Non è la prima volta che questo governo, per incompetenza o malafede, cerca di mettere nei guai internet. Già l’anno scorso, ai tempi della finanziaria, si voleva impedire ai blog di inserire citazioni dai quotidiani, provvedimento poi rientrato grazie alla mobilitazione online. Allora è il momento di mobilitarsi di nuovo contro questo provvedimento ben più grave. Per conto mio, spedirò il prima possibile una mail di protesta a tutti i parlamentari e senatori, e invito tutti i blogger e non che dovessero leggere questo mio articolo a fare altrettanto, per mostrare il rifiuto generalizzato di questo ddl.
A margine, non posso celare l’amarezza per l’ennesima prova di incapacità del governo che ho votato, che non si dimostra in grado di (e nemmeno interessato a) tutelare la libertà di espressione dei cittadini.
Spett.le deputato/a (o senatore/senatrice),
le scrivo in riferimento al disegno di legge sull’editoriache il governo ha approvato il 12 ottobre e il cui testo è consultabile presso il sito http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf
Questo ddl di fatto costringe tutte le realtà di internet, compresi i siti amatoriali ed i blog, a diventare testate giornalistiche e registrarsi al Roc, il Registro degli operatori della comunicazione. È chiaro che, qualora approvato, questo ddl porterebbe al collasso di internet in Italia e della sua funzione creativa, intellettuale e sociale. Questo non è accettabile, né può essere giustificato con la necessità di proteggere i cittadini da eventuali forme di diffamazione, perché esistono già strumenti legislativi e normativi per impedire simili comportamenti. Non solo, ma bisogna anche dire che il testo del ddl è stato redatto in maniera superficiale e contraddittoria, e di fatto una sua applicazione coerente è impossibile. Pertanto le chiedo di impegnarsi, quando il disegno di legge arriverà in Parlamento, per la modifica dei punti peggiori di esso, in particolare l’articolo 2 comma 1, 2, 3, l’articolo 5 comma 1, l’articolo 7 comma 1, 2.
Sperando che non deluda le aspettative dei cittadini che credono nella rete come mezzo per produrre dibattito democratico e contenuti creativi, le porgo distinti saluti

