Bertinotti ha annunciato che si dimetterà da ogni incarico di partito. Bravo, complimenti per il tempismo: questo sarebbe dovuto succedere nel momento in cui era diventato presidente della Camera. Ripresentarsi come leader della sinistra unita non poteva essere una mossa vincente, lo avevamo previsto in tanti, ci era stato confermato a parole da militanti delusi, e oggi i fatti ci dicono che siamo messi peggio dei comunisti spagnoli e anche dei francesi (il Pcf ha solo l'1,2%, ma gli altri partiti insieme raccattano molto più di quanto abbia preso l'arcobaleno). Si aggiunga l'umiliazione di essere stati quasi raggiunti dalla destra di Storace, mentre la percentuale che ci aspettavamo di prendere è quella raggiunta e superata dalla Lega Nord. Da una disfatta così è difficile riprendersi in condizioni normali, in un contesto europeo in cui la sinistra radicale ha sempre meno spazi può essere addirittura impossibile.
Le speranze di ripresa non sono inesistenti, ma molto labili. Del resto, proprio la Lega ci dimostra che un partito può crollare in pochi anni dal 10 al 4% per poi riuscire a riprendersi. Ma la Lega ha dei vantaggi che la sinistra non ha: un radicamento territoriale molto più forte e sicuro e parole d'ordine semplici e brutali che possono ottenere un consenso vasto. E su questo bisognerebbe ragionare molto, perché è facile dire che al nord prevale l'egoismo e il razzismo, ma è lo stesso nord che un tempo votava in maggioranza a sinistra e che poco alla volta si è spostato su posizioni nettamente diverse: posizioni che vanno criticate con durezza, ma anche comprese, per capire come si può trovare un linguaggio di sinistra nuovo e in grado di fare breccia anche su chi oggi approva le posizioni berlusconiane e leghiste. Se li diamo per irrecuperabili, allora il razzismo e l'egoismo continueranno a proliferare.
Ci si può rialzare? Sull'arco dei cinque anni si rischia la scomparsa, ma le elezioni europee del prossimo anno possono essere una buona occasione per riprendere fiato, a patto di non restare con le mani in mano. Un atto dovuto sarebbe che i dirigenti si dimettessero in blocco: Giordano, Diliberto, Mussi, Pecoraro Scanio, e tanti altri. Non che basti un ricambio di leadership, anche perché quali alternative ci sono? Io ho sempre sostenuto Vendola, e non solo io, ma dopo una sconfitta così disastrosa anche il suo appeal esce ridimensionato; questo non gli toglie le sue potenzialità, ma le rende inefficienti. Come sempre in questi casi, si dice che ci vuole una riflessione, e siamo tutti d'accordo, ma che sia pubblica e spietata. Anche perché non è che ci sia tanto tempo da perdere: o si parte da subito con un nuovo progetto per la sinistra unita oppure tanto vale cercare altre strade, dalla politica extraparlamentare all'ingresso nel Pd per condizionarlo da sinistra...
Questo articolo è probabilmente confuso ed incoerente nella forma e un po' anche nei contenuti. Me ne scuso con i lettori, ma era inevitabile, essendo stato scritto sull'onda della delusione e della rabbia. Nei prossimi giorni, impegni permettendo, cercherò di essere più costruttivo nel suggerire qualche idea per un progetto di sinistra
Tra due giorni si vota. Quali che siano i risultati, delle cose mi piacerebbero:
- che la Sinistra arcobaleno rimanesse unita, e cercasse di intavolare un dialogo fecondo non solo con i socialisti di Boselli, come già si vocifera, ma anche con Sinistra critica e le altre formazioni di sinistra
- che i veri democratici del Pd si attivino per emarginare il più possibile le personalità più retrograde, dalla Binetti a Calearo passando per la Madia e Del Vecchio
- che, se grande coalizione deve essere, che almeno si impegni su cose costruttive come il potenziamento delle ferrovie e delle energie alternative (questo è un pio desiderio, lo so...)
Ma le speranze si avverano se ci si impegna, quindi buon voto a tutti e, per chi si astiene, buona "forma di impegno politico alternativa" ;)