

Veltroni, candidato dei padroni
Veltroni
Veltroni
Veltroni, candidi donne a profusione
Ma nelle basse posizioni
Veltroni
Veltroni
Sono sempre sulla pista
Al comune o alle primarie
Perché sono equilibrista
So domar le bestie rare
Vinco tutte le elezioni
Veltroni
Veltroni
Tante
Mi ripetono: Elegante!
Belli,
al mio posto va Rutelli
Caro,
il mio amico Calearo
si presenta alle elezioni
insieme a Veltroni
Lo distingui più da Berlusconi?
Veltroni
Veltroni
(se volete deliziarvi con un vero artista, ecco il Gastone originale)


Adesso non resta che guardare avanti, in attesa di sapere se ci aspettano elezioni politiche o un governo istituzionale. Quale che sia la scelta, c’è una sinistra da ricostruire. Checché ne dica Veltroni, oggi una coalizione di centrosinistra sarebbe più facile, senza la zavorra dei ricattatori di Dini e Mastella. Le distanze tra Rifondazione e teodem restano abissali, ma almeno se compromessi dovranno esserci saranno tra due parti e non tra quindici, visto che quale che sia la prossima legge elettorale i piccoli partiti di sinistra dovranno federarsi per evitare di scomparire (ma sarebbero anche capaci di scomparire, pur di non cedere le loro piccole rendite di potere; speriamo in un minimo di illuminazione).
Comunque, per ricostruire, bisogna riconoscere gli errori passati. E di errori ne sono stati fatti tanti e da molti, sia nei contenuti politici sia nelle tattiche.
Il centrosinistra intero ha sbagliato, a inizio legislatura, a lanciarsi nella lottizzazione dei ruoli istituzionali. La presidenza del Senato, in particolare, avrebbe dovuto essere data ad un senatore del centrodestra (possibilmente non un estremista alla Calderoli), per due motivi: uno di rispetto istituzionale, perché anche se non ci piace
Ovviamente il più colpevole in questo caso è Fausto Bertinotti, che insistendo per avere la presidenza della Camera di fatto ha depotenziato le legittime richieste di Rifondazione per il governo, con la conseguenza che il partito ha avuto solo un ministero, per di più con scarsi poteri, mentre l’Udeur con un quarto dei voti ha ottenuto la giustizia. Ma Rifondazione tutta è colpevole di non aver saputo promuovere la disciplina di partito. Certo, uno come Turigliatto che parla di coerenza ideale una volta eletto, ma prima non si sente incoerente a candidarsi insieme a Margherita e Udeur è indifedibile da ogni punto di vista, ma di chi è la colpa se non del partito che ha scelto i propri candidati, senza pensare al compromesso di coalizione che avevano accettato?
Altre colpe le ha
Non parliamo poi di Di Pietro, che si fa un vanto di non candidare indagati e condannati, ma intanto mette nelle sue liste un ex di Forza Italia (non esattamente un partito amante dell’onestà) che al primo sgarbo abbandona tutti e passa all’opposizione.
Restano i Ds, con Veltroni che riesce nel capolavoro di destabilizzare il centrosinistra e fornire l’assist a Mastella per abbandonare la maggioranza.
Ecco l'elenco dei principali errori di tattica. Se poi passiamo agli errori di contenuto sarebbe un altro papiro, ma penso che se ne sia dibattuto ampiamente, anche su questo blog, nei due anni di governo.
Possiamo aspettarci che non ci siano errori di questo genere, in futuro? Se ci sarà una seconda occasione, cosa che al momento è abbastanza in dubbio. Ma intanto su queste cose occorrerà riflettere.

Che l'Italia non sia un paese normale è cosa nota, quindi non ci si dovrebbe stupire di nulla. Però la mancanza di logica stupisce ugualmente. Dico io, è logico che una persona condannata a cinque anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici possa dire tranquillamente che non si dimetterà dalla sua carica di presidente di una regione? Ok, può dirlo, ma di fronte ad una simile dimostrazione di spregio delle istituzioni (nonostante Cuffaro abbia detto prima della sentenza di rispettarle) può essere tollerato da un qualsivoglia governo? Se Cuffaro si rifiuta di dimettersi, e quindi di rendere operativa la sentenza, possibile che il governo non si muova per costringerlo a lasciare il suo incarico?
Aspettiamo che Cuffaro si dimetta spontaneamente. Se non lo farà, e ha detto che non lo farà, aspettiamo che il governo o chi per lui agisca per destituirlo dalla carica. Se il governo non lo farà, allora avremo la conferma ufficiale di ciò che in via ufficiosa tutti pensano da un bel pezzo, e cioè che in Italia la legge è carta igienica. E tra le altre cose, non sarebbe male se ministri e dirigenti dei partiti della cosiddetta sinistra radicale si attivassero per chiedere al governo di agire contro Cuffaro, se davvero vogliono dimostrare di essere dalla parte dei più deboli.
Nell'allucinante TG1 di ieri sera, in cui il rifiuto del papa, spacciato per impedimento ad opera dei teppisti, ha occupato più spazio dell'emergenza di Napoli e in cui sin dal primo titolo i giornalisti hanno rinunciato anche solo alla parvenza di una imparzialità nell'informazione, tra gli altri ha parlato anche il direttore del Corriere della sera, Paolo Mieli, che ha preconizzato una gravissima figuraccia per l'Italia visto che il mondo parlerà di questo evento.
Ma davvero? Sono andato a guardare un po' di siti di importanti organi di informazione stranieri (esattamente alle 11.28 di oggi mercoledì 16 gennaio, a meno di 24 ore dal gran rifiuto), ed ecco i risultati:
Le Monde: nessun cenno alla notizia in prima pagina
Cnn: in prima pagina, anche se non come titolo principale, un link ad un articolo in cui si nota che è incredibile che il papa cancelli la visita per le proteste di alcuni studenti e professori, dopo aver compiuto l’anno scorso un controverso viaggio in Turchia
Bbc: in prima pagina, anche se non come titolo principale, un link ad un articolo che descrive la notizia e mette in evidenza il commento di un tale Stefano di Cuneo che dice “E’ una buona cosa che qualcuno in Italia abbia il coraggio di dire di no al papa”
El Pais: notizia molto secondaria (in prima pagina niente, link senza immagini nella sezione Internacional)
Insomma, non sembra che si dia così tanto peso alla notizia. Paolo Mieli e i tanti teocon e teodem si devono ricredere.

Fatece largo che passamo noi
Sti senatori de
Semo vecchietti fatti cor pennello
E li industriali famo innamorà
E li industriali famo innamorà
Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta
Se Prodi ha messo la fiducia
E noi je dimo, e noi je famo
La tu’ fiducia non la votamo
Ma però noi semo quei
Che j’arisponnemo ‘n coro
È mejo er lider de
Che questa zozza sinistrà
Ce piacciono i cococo
Li steig ed i precari
Perché non han tutela
Non so’ come gli operai
La società de li padroni
La società de la gioventù
A noi ce piace lu mercato
Non ce piace questo uelfàààr
Portace er protocollo
Che noi l’approvamo
E poi j’arisponnemo
“Embè, embè, che c’è?”
E quando Prodi embè
Con noi si rode embè
Rifondazione embè
Ci fa un ficozzo embè
Per farla corta, per farla breve
Chiamiamo Silvio e portaci da beve, da beve, da beve
Zazà!


- Dacia Valent sfrattata di casa I / II / III / IV
- Scritte sotto casa di Cloroalclero
- Attentato a casa di Cloroalclero / (post di Dacia Valent sull'argomento)
Penso che i racconti in prima persone delle protagoniste di questa vicenda dicano tutto. Le occasioni in cui concordo con quanto detto da Cloro, e soprattutto dalla Valent, si contano sulle dita di una mano. Ma oggi non importa, quello che conta è che due compagne sono sottoposte ad un trattamento inaccettabile, per via del loro impegno politico. Non lo accetterei per un avversario ideologico, figuriamoci per loro. Quindi massima solidarietà a Dacia Valent e Cloroalclero, e spero che quanti più blogger (oltre a quelli che già da molti giorni si sono attivati) facciano altrettanto.