
Alla convention del Pdl che ha aperto la campagna elettorale,
Berlusconi ha strappato platealmente il programma del Partito democratico. Un gesto di cafonaggine inaudita, nella migliore tradizione berlusconiana, ma oltre a questo
Gennaro Carotenuto si chiede se non sia anche un segno di nervosismo da parte del leader della destra. L'idea in sé non sarebbe da escludere, però è strano che Berlusconi si innervosisca proprio nei giorni in cui tutti gli istituti di sondaggi, da SWG a Euromedia a Demoskopea, segnalano un arresto, seppur lieve, della rimonta del Pd.
Quindi, anche se l'ipotesi del nervosismo per paura di una sconfitta è consolante, credo che non sia questo il motivo del gesto di Berlusconi, ma semplicemente una espressione del suo tipico modo di fare, che per quanto volgare e grossolano riesce a piacere a un buon numero di elettori, che apprezzano il modo di fare da uomo forte. Ai "democratici" piacerà anche pensare che con gesti simili una parte di elettorato moderato (o di elettori di sinistra scettici nei confronti di Veltroni e compagni) si volgeranno verso il Pd per scongiurare una nuova vittoria di Berlusconi, ma ne dubito: se non è avvenuto nel 2001, e a momenti non avveniva nel 2006, è difficile credere che avverrà ora, dopo che le idee di grande coalizione sono state sdoganate da buona parte del centrosinistra.
Questo episodio, semmai, vale a dimostrare
quanto avevo detto in precedenza, e cioè che la decisione del Pd di correre da solo ha mancato l'obiettivo di creare un clima migliore e "moderato" anche nel confronto tra le parti politiche. Il centrodestra, sotto Berlusconi, continua a fare del disprezzo dell'avversario il proprio vessillo, e se otterrà la maggioranza in entrambe le camere si comporterà di conseguenza, esattamente come nel 2001-2006. Se avverrà, i "democratici" non potranno che recriminare contro sé stessi.