Potrei parlare di Dini, che prima minaccia la crisi di governo se non viene accettato il suo programma e poi presenta sette punti talmente generici che potrebbero trovare d'accordo anche i senatori Rossi e Turigliatto.
Potrei parlare di Prodi che nella conferenza di fine anno ha detto molte cose, ma non ne ha detta una: e cioè che in una coalizione ognuno deve rinunciare a qualcosa, e solo se tutti (e sottolineo il tutti, visto che di solito si pensa alla sinistra radicale e basta) accettano questo principio si può governare insieme, altrimenti tutti a casa. Una verità talmente banale che non se la ricorda mai nessuno.
Potrei parlare dei giornalisti di Repubblica che ogni anno dicono che il governo ha risanato i conti pubblici e ogni anno intervistano un ministro che rinvia al futuro la redistribuzione.
Potrei parlare di un governo che si batte contro la pena di morte nel mondo ma non ritiene necessario attivarsi contro i rigurgiti fascisti di un numero preoccupante di sindaci del lombardo-veneto (e anche di qualcuno nel Lazio...).
Potrei parlare, giusto per spostarmi a livello internazionale, di una politica americana che si dispiega in tutto il suo colossale fallimento, o di una politica europea che non esiste, mentre le potenze emergenti aspettano alla finestra. C'è una possibilità di uscire da questo tunnel? Spero di sì, ma io non ne vedo.
Potrei parlare di quelli che è Morales l'uomo simbolo a cui dovrebbero guardare le sinistre di tutto il mondo, e non Chavez. Sarei pure d'accordo, se non fosse che queste affermazioni sono spuntate solo dopo che Chavez ha perso il referendum. Così è comodo: preferisco quelli (e ce ne sono, come Tito Pulsinelli) che già nel momento del massimo successo riconoscevano sia gli indubbi meriti del chavismo sia i vari errori e le mancanze. Chavez ha ancora il tempo di risolvere i problemi del Venezuela o di aggravarli ulteriormente, a seconda di come si comporterà. ma se domani dovesse scomparire continuo a pensare che il bilancio dei suoi anni di governo sarebbe positivo. E per quanto riguarda Morales, mi auguro che la sua riforma costituzionale abbia migliore fortuna rispetto a quella del collega venezuelano, ma comunque non credo che possa essere un modello per noi europei nella sostanza, quanto nella forma: esiste un radicalismo che può incoraggiare, invece che spaventare, la maggioranza della popolazione. Cercare i modelli all'estero è un modo di ammettere la propria povertà propositiva, i movimenti sociali dell'America Latina non hanno bisogno né di pregiudizi eurocentrici né di venerazione, ma semplicemente di rispetto.
Potrei parlare di tutto questo, ma ho parlato solo dell'ultimo perché ce l'avevo qua da qualche giorno e volevo scriverlo. Ma per il resto, preferisco rifletterci su ancora un po'. Detto questo, buon 2008 a tutti da me e dal blog, che con il nuovo anno si rinnoverà non poco!

Fatece largo che passamo noi
Sti senatori de
Semo vecchietti fatti cor pennello
E li industriali famo innamorà
E li industriali famo innamorà
Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta
Se Prodi ha messo la fiducia
E noi je dimo, e noi je famo
La tu’ fiducia non la votamo
Ma però noi semo quei
Che j’arisponnemo ‘n coro
È mejo er lider de
Che questa zozza sinistrà
Ce piacciono i cococo
Li steig ed i precari
Perché non han tutela
Non so’ come gli operai
La società de li padroni
La società de la gioventù
A noi ce piace lu mercato
Non ce piace questo uelfàààr
Portace er protocollo
Che noi l’approvamo
E poi j’arisponnemo
“Embè, embè, che c’è?”
E quando Prodi embè
Con noi si rode embè
Rifondazione embè
Ci fa un ficozzo embè
Per farla corta, per farla breve
Chiamiamo Silvio e portaci da beve, da beve, da beve
Zazà!
