lunedì, 31 dicembre 2007

Fine 2007

Potrei parlare di Dini, che prima minaccia la crisi di governo se non viene accettato il suo programma e poi presenta sette punti talmente generici che potrebbero trovare d'accordo anche i senatori Rossi e Turigliatto.

Potrei parlare di Prodi che nella conferenza di fine anno ha detto molte cose, ma non ne ha detta una: e cioè che in una coalizione ognuno deve rinunciare a qualcosa, e solo se tutti (e sottolineo il tutti, visto che di solito si pensa alla sinistra radicale e basta) accettano questo principio si può governare insieme, altrimenti tutti a casa. Una verità talmente banale che non se la ricorda mai nessuno.

Potrei parlare dei giornalisti di Repubblica che ogni anno dicono che il governo ha risanato i conti pubblici e ogni anno intervistano un ministro che rinvia al futuro la redistribuzione.

Potrei parlare di un governo che si batte contro la pena di morte nel mondo ma non ritiene necessario attivarsi contro i rigurgiti fascisti di un numero preoccupante di sindaci del lombardo-veneto (e anche di qualcuno nel Lazio...).

Potrei parlare, giusto per spostarmi a livello internazionale, di una politica americana che si dispiega in tutto il suo colossale fallimento, o di una politica europea che non esiste, mentre le potenze emergenti aspettano alla finestra. C'è una possibilità di uscire da questo tunnel? Spero di sì, ma io non ne vedo.

Potrei parlare di quelli che è Morales l'uomo simbolo a cui dovrebbero guardare le sinistre di tutto il mondo, e non Chavez.  Sarei pure d'accordo, se non fosse che queste affermazioni sono spuntate solo dopo che Chavez ha perso il referendum. Così è comodo: preferisco quelli (e ce ne sono, come Tito Pulsinelli) che già nel momento del massimo successo riconoscevano sia gli indubbi meriti del chavismo sia i vari errori e le mancanze. Chavez ha ancora il tempo di risolvere i problemi del Venezuela o di aggravarli ulteriormente, a seconda di come si comporterà. ma se domani dovesse scomparire continuo a pensare che il bilancio dei suoi anni di governo sarebbe positivo. E per quanto riguarda Morales, mi auguro che la sua riforma costituzionale abbia migliore fortuna rispetto a quella del collega venezuelano, ma comunque non credo che possa essere un modello per noi europei nella sostanza, quanto nella forma: esiste un radicalismo che può incoraggiare, invece che spaventare, la maggioranza della popolazione. Cercare i modelli all'estero è un modo di ammettere la propria povertà propositiva, i movimenti sociali dell'America Latina non hanno bisogno né di pregiudizi eurocentrici né di venerazione, ma semplicemente di rispetto.

Potrei parlare di tutto questo, ma ho parlato solo dell'ultimo perché ce l'avevo qua da qualche giorno e volevo scriverlo. Ma per il resto, preferisco rifletterci su ancora un po'. Detto questo, buon 2008 a tutti da me e dal blog, che con il nuovo anno si rinnoverà non poco!

 

postato da Skeight alle ore 14:21 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: varie


giovedì, 27 dicembre 2007

L'Inno dei Liberaldemocratici

Fatece largo che passamo noi

Sti senatori de la City bella

Semo vecchietti fatti cor pennello

E li industriali famo innamorà

E li industriali famo innamorà

 

Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta

Se Prodi ha messo la fiducia

E noi je dimo, e noi je famo

La tu’ fiducia non la votamo

Ma però noi semo quei

Che j’arisponnemo ‘n coro

È mejo er lider de la Brambilla

Che questa zozza sinistrà

 

Ce piacciono i cococo

Li steig ed i precari

Perché non han tutela

Non so’ come gli operai

La società de li padroni

La società de la gioventù

A noi ce piace lu mercato

Non ce piace questo uelfàààr

Portace er protocollo

Che noi l’approvamo

E poi j’arisponnemo

“Embè, embè, che c’è?”

E quando Prodi embè

Con noi si rode embè

Rifondazione embè

Ci fa un ficozzo embè

Per farla corta, per farla breve

Chiamiamo Silvio e portaci da beve, da beve, da beve

Zazà!

postato da Skeight alle ore 09:27 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: persone, riforme


venerdì, 07 dicembre 2007

Kilombisti, votate...


Si avvicinano le elezioni di Kilombo.
In precedenza molti redattori si astenevano dal dire pubblicamente per chi avrebbero votato o chi sostenevano, perché lo ritenevano in contrasto con la propria carica. Io personalmente non sono d'accordo: se è vero che la redazione è un organo eminentemente tecnico allora non ci può essere nulla di male a indicare chi, secondo me, è una persona adatta a ricoprire il ruolo o meno. Però è pur vero che la questione della tecnicità a volte è ambigua, perché ci sono delle situazioni in cui bisogna fare delle scelte che tecniche non sono (ad esempio decidere se un blog che chiede l'ammissione è di sinistra o meno, se un metapost è da mettere in zona franca o meno, se viola le regole oppure no e via dicendo) ma richiedono una certa dose di interpretazione, e a quel punto le idee spesso e volentieri hanno il loro peso, che piaccia o meno. Ma allora a maggior ragione si deve poter dire la propria in campagna elettorale, perché se Kilombo è un luogo di discussione allora non ha senso che alcuni vengano estromessi da essa in quanto redattori: non c'è abuso dei propri poteri nel farlo, e quindi non c'è danno per nessuno.

Alla fine di tutta questa premessa, voglio invitare a votare qualcuno?
No.
Prima di essere preso a pesci in faccia, chiarisco il pensiero: dei cinque candidati due non li conosco praticamente per niente (Radio Akalala e Federico Viano), uno lo conosco poco (Ciocci), due li conosco e proprio perché non li conosco non li voterei mai nemmeno se il loro avversario fosse la Binetti. Quindi al momento non so chi votare, sono propenso a votare Ciocci, ma certo visiterò tutti i blog per vedere non tanto le idee ma l'atteggiamento di questi blogger nei confronti dei commentatori, visto che se ho imparato qualcosa in questi mesi in redazione è che per combinare qualcosa di buono bisogna saper porsi nei confronti degli altri. E questo è proprio il motivo per cui non voterei mai Spartacus Quirinus (oggi Claudio Francesconi) e Sir Percey: già la redazione è diventata spesso e volentieri un campo di battaglia quando c'erano persone serie, non oso pensare cosa potrebbe diventare con questi due bambini dell'asilo. Tra un finto martire e uno che minaccia querele a ogni piè sospinto, l'unica cosa che mi viene da suggerire a tutti i kilombisti è: votate chi volete fra Ciocci, Radio Akalala e Federico Viano, basta che non votate Sir Percey o Spartacus.


NOTA
Due parole su una questione personale. In un post di un po' di tempo fa avevo annunciato le mie dimissioni dalla carica di redattore per manifesto fallimento della redazione di allora. Come potete notare, alla fine non mi sono dimesso. Il motivo è semplice: avevo proposto una dimissione in blocco della redazione per fare nuove elezioni generali, in modo da risolvere una volta per tutte le discussioni sulla legittimazione dei redattori, e avevo detto che avrei ritirato le dimissioni in presenza di un'altra proposta valida. Non c'è stata, ma la mia proposta ha incontrato sia dentro che fuori pareri contrari, e come sempre la discussione si è impantanata. Tra l'altro, ho notato con amarezza che quelli che da fuori chiedevano dimissioni e protestavano contro l'atteggiamento della redazione nel momento in cui c'è stata l'opportunità di partecipare in maniera costruttiva (richiesta pubblica di volontari per Kilombo Slow, candidatura alle elezioni) non si sono fatti avanti nemmeno per sbaglio. A quel punto le dimissioni erano diventate del tutto inutili, anche perché con la discussione era passato già del tempo e ormai mancava poco alla scadenza naturale del mio mandato
postato da Skeight alle ore 17:19 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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mercoledì, 05 dicembre 2007

Contro la deriva


Le dichiarazioni trevigiane della Lega rappresentano un salto di qualità nella campagna xenofoba delle ultime settimane, ed è purtroppo nel senso che tutti i difensori dei diritti umani temevano: lo sdoganamento dei metodi nazisti. In questo il leghista Bettio fa da avanguardia, visto che al di fuori del partito di Bossi nessuno sano di mente si sognerebbe di giocarsi la carriera politica dicendo cose così pesanti, ma intanto il messaggio è passato: contro gli stranieri, in particolare contro i rom, non esistono mezzi illeciti per far rispettare l'ordine pubblico e garantire la sicurezza. Erano catastrofisti quelli che temevano una nuova soluzione finale, non più ai danni degli ebrei ma degli zingari? Forse sì, ma le ignobili frasi della Lega dimostrano che è meglio essere allarmisti oggi che spettatori increduli domani. La Tribuna di Treviso ha sottolineato con stupore la mancanza di proteste contro la notizia, e questo ci può scandalizzare, ma non stupire: le dichiarazioni di Bettio hanno una lunga storia alle spalle, una storia di sparate sempre più grette e razziste, sempre seguite da regolare smentita o "sono stato frainteso", ma dopo che il messaggio era passato, il tutto in un clima in cui ogni dichiarazione, per quanto nauseante, riesce a trovare se non legittimità almeno tolleranza. E allora il governo dovrebbe muoversi e far capire che ci sono dei confini, che non si può pensare di dire quello che si vuole senza assumersene la responsabilità, sicuri di farla franca.
Leggo che la comunità ebraica vuole querelare Bettio, e che la procura di Treviso ha aperto un fascicolo. Che si vada al processo, e che il governo si costituisca parte civile , visto che dichiarazioni come quelle leghiste vanno a ledere  sia i principi della costituzione sia le regole del vivere  associato su cui ogni stato si fonda. Non è questione di ottenere un risarcimento o altro, né di fare propaganda (con il clima che si respira in Italia in questi giorni, non si otterrebbero grandi simpatie con un gesto simile) ma di mandare un segnale vero e concreto contro la deriva xenofoba. In fondo, se stanno spendendo tante energie sulla battaglia per la moratoria sulla pena di morte a maggior ragione dovrebbero impegnarsi contro la recrudescenza nazista.
postato da Skeight alle ore 14:36 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: idee, partito democratico


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