martedì, 27 novembre 2007

Convergenze leaderistiche


Dall'incontro tra Fini e Veltroni è uscito fuori che i due leader hanno opinioni convergenti su alcune tematiche.
Premesso che è sempre positivo che su questioni riguardanti argomenti istituzionali si trovino consensi che vadano oltre gli ambiti di coalizione, comunque occorre giudicare le proposte concrete.

Innanzitutto c'è accordo sulla modifica dei regolamenti parlamentari. Non mi pare ci siano dettagli maggiori in proposito, quindi c'è poco da valutare: i regolamenti attuali sono sicuramente pieni di difetti e non aiutano il parlamento ad avere credibilità, ma è anche vero che le modifiche potrebbero benissimo essere peggiorative. Si vedrà, ma intanto sembra che l'obiettivo di queste modifiche sia di impedire la nascita di partitelli che non si sono presentati alle elezioni: se nella pratica questo vorrà dire limitare il mandato dei parlamentari e legarlo alla volontà dei partiti, allorà non sarà nulla di buono (anche se una simile limitazione è già di per sé incostituzionale, quindi difficile che avvenga: resta quindi il dubbio di cosa si voglia modificare in concreto).
Il pacchetto di riforme a cui Alleanza nazionale ha dato il via libera prevede la riduzione del numero dei parlamentari, di cui ho già parlato in un precedente post di cui riconfermo il contenuto: buona idea, purché fatta con raziocinio. Ma su questo penso che si possa essere ottimisti.
Un po' meno sulla questione del bicameralismo. L'obiettivo di base è giusto e anche logico, due camere con poteri esattamente uguali (ma con base elettorale diversa) non hanno senso. Il modello del rapporto fiduciario con la camera bassa e la camera alta con competenze sulle politiche locali è quello adottato in quasi tutta Europa, e certo sarebbe positivo importarlo in Italia, purché in maniera seria e senza pasticci.
La questione veramente spinosa è quella dei maggiori poteri al premier. Già in linea di principio è preoccupante che si parli di aumentare i poteri di un organo senza affrontare la questione, cruciale in una democrazia, di come bilanciarli: anche se in misura minore rispetto ad altri paesi europei, l'Italia già dagli anni Novanta ha visto aumentare i poteri dell'esecutivo, un forte aumento ulteriore rischierebbe di causare distorsioni inaccettabili. Ma a parte questo, pensare che basti dare più poteri formali al presidente del consiglio per scongiurare l'instabilità e l'inefficacia del governo è pia illusione, finché ci saranno governi di coalizione che comprendono moltissimi partiti, tutti necessari per avere consenso in parlamento. Per superare questo scoglio e dare potere reale all'esecutivo i metodi sono due: o aumentargli i poteri in maniera tale da esautorare totalmente il parlamento, ma è ovviamente impossibile in democrazia, o fare una nuova legge elettorale che elimini tutti i partitini. Peccato che è proprio sulla legge elettorale che manchi l'accordo tra i due leader.

Insomma, queste riforme su cui si sta trovando convergenza presentano alcuni aspetti positivi, che dipendono però dal modo di applicazione, ma anche aspetti decisamente negativi su cui pesa una certa ambiguità. Più in generale le proposte sui poteri dell'esecutivo e del premier in particolare sembrano mirare ad un obiettivo di personalizzazione della politica, che sicuramente trova d'accordo due aspiranti leader come Fini e Veltroni.
postato da Skeight alle ore 12:46 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: persone, riforme, politologia


venerdì, 23 novembre 2007

postato da Skeight alle ore 19:31 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: persone, s-governo


sabato, 17 novembre 2007

Il segreto efficiente del centro-destra


Intervistato da Ezio Mauro, Prodi oggi rimarca la sconfitta politica di Berlusconi e della Casa delle libertà, minimizza i contrasti interni al centro-sinistra mettendoli a paragone con le spaccature della destra, si dimostra molto fiducioso.
Ora, che Berlusconi sia stato sconfitto sulla finanziaria è evidente, i dissidi interni al centro-destra sono altrettanto evidenti (anche se non penso sia corretto considerarli maggiori a quelli dell'Unione), ed è anche giusto, e in un certo senso doveroso, che il presidente del consiglio sia ottimista e sicuro di sè. Quindi nulla da criticare nell'intervista. Però una cosa sarebbe bello che i leader del centro-sinistra ricordassero, e cioè che Berlusconi è ancora il leader della Cdl: è indebolito, certo, ma non è il primo momento di debolezza: dopo la sconfitta elettorale del 1996, e sino alla caduta del primo governo Prodi, Berlusconi era molto più debole di oggi, e abbiamo visto tutti come si è rialzato. Non è solo questione della sua personale capacità politica, che nessuno può mettere in dubbio. La coalizione di centro-destra è strutturata in maniera tale da dare grandi potenzialità e spazio di manovra al leader.
Facciamo un confronto tra le due coalizioni: da un punto di vista puramente tecnico sembrano molto simili, ora: entrambe hanno un leader (Veltroni e Berlusconi), entrambe hanno un partito che da solo ha quasi la metà dei voti totali della coalizione (Partito Democratico e Forza Italia), entrambe hanno una serie di partiti minori (Rifondazione, Comunisti-Verdi, Di Pietro, Udc, Lega, Alleanza Nazionale e via dicendo) e infine un oceano di partitini locali o semipersonali (Svp, Liga Veneta, Pensionati, Dc di Rotondi, Autonomie, Udeur, socialisti vari, Bordon, Dini...). Sin qua, tutto molto simile, la sola differenza è che nel centro-sinistra i partiti minori tendono ad essere più piccoli e numerosi che nel centro-destra. Ma la differenza sostanziale è un'altra: nel centro-sinistra i partiti e i partitini mirano ad aumentare i propri voti a spese del partito principale, che vogliono "succhiare" da sinistra e da destra, ed è un obiettivo esplicito, nonché il freno principale per le ambizioni del Pd di convincere l'elettorato centrista. Invece nella Casa delle libertà il pacchetto di voti di Forza Italia raramente è messo in discussione, perché gli altri partiti sono in competizione fra loro: la Destra di Storace tenta di togliere voti ad Alleanza Nazionale, Rotondi e Lombardo tolgono voti all'Udc, la Lega è l'unico soggetto che potrebbe competere con Fi, ma di fatto è stata amputata proprio dal partito di Berlusconi, e ora cerca di allargare i consensi nel campo della sicurezza, quindi in competizione con An. Questo è il segreto efficiente di Berlusconi: in altre parole, è il classico divide et impera, e grazie agli scontri tra gli alleati Forza Italia è ancora il partito di centro-destra in grado di intercettare maggiormente il malcontento verso il governo. Per questo meglio non essere troppo ottimisti (o troppo presto): per ora Berlusconi ha ancora tutte le carte migliori nella destra, e può ancora usarle. Ma non solo: se la struttura della Casa della libertà rimane quella attuale, in futuro anche un leader diverso da Berlusconi, ma comunque proveniente da Forza Italia, potrebbe ereditarne comodamente le potenzialità. Un nome possibile? Formigoni.
postato da Skeight alle ore 11:46 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: politologia


mercoledì, 14 novembre 2007

Ulivieri for president


L'artificio retorico più usato da Beppe Grillo è quello di far notare il suo essere comico. "Possibile che in Italia ci voglia un comico per dire queste cose?!"
Però c'è anche chi non indulge in simili autocompiacimenti e si limita a dire quello che pensa, e lo dice benissimo. E' il caso dell'allenatore della Reggina, Renzo Ulivieri, che, intervistato da Repubblica Tv ieri sui drammatici eventi semi-calcistici, ha fatto un discorso bellissimo e condivisibile. Ecco il link del video, l'intervento di Ulivieri inizia più o meno dal minuto 08.30. L'ho ascoltato oggi (grazie alla segnalazione di mio fratello) e mi chiedo perché cose così non si possano ascoltare dai politici, da persone il cui mestiere sarebbe proprio dire cose come queste e agire di conseguenza.
postato da Skeight alle ore 20:06 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: persone


sabato, 10 novembre 2007

Domanda

Perché nei quotidiani nazionali la notizia di questa aggressione non compare?
Risposte possibili:
1) perché l'autista non è morto
2) sò ragazzi
3) perché gli aggressori sono italiani
Sarò malpensante, ma l'ultima opzione mi sembra interessante...
postato da Skeight alle ore 17:01 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria:


giovedì, 08 novembre 2007

Sinistra clericale


Al senato la sinistra radicale ha votato contro l'estensione dell'Ici agli immobili commerciali della Chiesa. In realtà si è astenuta, ma questo è un artificio retorico visto che al senato l'astensione equivale ad un voto contrario. Rina Gagliardi, di Rifondazione Comunista, parla di decisione "esclusivamente politica". Se doveva essere un modo per sminuire la gravità della scelta, ha cannato in pieno. Qual è infatti l'opportunità politica di questo voto? A me non piace sparare a zero per partito preso, se i senatori ci spiegano il motivo per cui era giusto non votare a favore (una questione di principio, tra l'altro, visto che il no esplicito ha avuto la maggioranza assoluta) potrei anche dar loro ragione, dipende dal motivo. Ma il motivo non si sa, non è detto sui siti dei quotidiani, non è scritto nel sito di Rifondazione né su quello di Sinistra democratica o del Pdci. E allora no, non si può passare sopra questa decisione gravissima.
Perché rinunciare a questi soldi che potrebbero fungere come copertura per operazioni socialmente molto utili? Perché accettare il mantenimento di un privilegio che non trova giustificazioni? Non sanno i dirigenti di sinistra che l'ingerenza della Chiesa negli affari interni italiani è possibile proprio grazie alla sua ricchezza?
Se la futura Cosa rossa non saprà prendere una posizione coraggiosa e coerente nei confronti della Chiesa, e per tante altre cose, altro che 15% o 20%...
postato da Skeight alle ore 21:55 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: religione, fare cassa, s-governo, sinistra unita


venerdì, 02 novembre 2007

Sulle insicurezze e l'ipocrisia

In seguito all’assassinio di Francesca Reggiani il pacchetto sicurezza è stato approvato dal governo con decreto legge, e già i risultati iniziano.
In maniera poco velata Veltroni ha fatto capire di aver premuto per saltare la discussione in parlamento. Il leader del partito democratico inizia quindi ad esercitare la sua leadership depotenziando il luogo della democrazia, e cioè il parlamento, e già questo non è un bel segnale. Ma l’emergenza richiede scelte decise e segnali forti. Perché siamo in emergenza, vero?
Chissà. Destra conclamata e destra mascherata si sono lanciate in una campagna aggressiva volta verso i romeni e verso la sinistra, e a forza di creare allarme sociale gli effetti iniziano a vedersi. È forse la bomba a tempo profetizzata da Grillo qualche tempo fa? Forse, ma con la differenza che a quante pare l’esplosivo non sono i romeni, ma gli italiani.
Una cosa è certa: la percezione dell’insicurezza è forte. Però mi chiedo: cos’è che crea insicurezza? A guardare le notizie di questi giorni la risposta sembra facile: gli immigrati. Ma in realtà sono solo l’elemento più appariscente. L’insicurezza è alla base dell’attuale assetto sociale, in ogni forma: insicurezza economica, tra il lavoro sempre più precario e la turbolenza dei mercati finanziari; insicurezza ambientale, in tutte le sue forme, dalle catastrofi ambientali agli sconvolgimenti climatici ai sempre più veleni che contaminano l’aria, l’acqua, i suoli e il cibo; insicurezza giuridica, visto la nota inefficienza della giustizia italiana; e tante altre, minori ma nell’insieme destabilizzanti. Tutte queste insicurezza insieme creano il clima in cui l’allarme sociale prospera, ma allora perché è sempre l’immigrazione a risaltare come la principale, se non l’unica, causa della paura diffusa? Certo, la propaganda delle destre, dei mezzi di comunicazione e via dicendo, siamo tutti d’accordo, ma possibile che non ci sia un messaggio alternativo per scongiurare questa lettura riduzionista e xenofoba?
Qui le carenze storiche della sinistra emergono. Il dibattito sul “problema di comunicazione” è ormai più che decennale, ma sin dall’inizio è stato snaturato e semplificato, riducendo la comunicazione alla propaganda elettorale. E invece, se è vero che i politici non sono semplici amministratori ma agiscono sulla sfera pubblica, la comunicazione deve andare oltre, influire sulla percezione che le persone hanno dei fenomeni sociali. Ma la sinistra, radicale o riformista che sia, ha abdicato a questo compito, e i risultati sono quelli che si vedono oggi: sull’immigrazione, e più in generale sulla sicurezza pubblica, i partiti fanno a gara a mostrarsi saldi e autoritari, con piccole e grandi ipocrisie – dal governo che ora autorizza i prefetti a espellere gli stranieri per motivi di sicurezza, ma non si era preoccupato altrettanto per porre un freno agli ingressi dalla Romania, che ora Veltroni attacca, all'opposizione, che intima a Prodi di vergognarsi, ma intanto una misura così semplice come quella di aumentare i poteri prefettizi non l’hanno fatta in cinque anni, e anzi hanno promulgato una oscena legge sull’immigrazione che di fatto aumenta il numero di clandestini, quindi forse è Fini a doversi vergognare – mentre su tutte le altre insicurezze sociali o non ci si pronuncia o si risponde continuando ostinatamente ed entusiasticamente a percorrere le strade che di fatto aumentano l’incertezza del futuro, la paura, la chiusura.

AGGIORNAMENTO
Marioemario, il blog che io ho linkato in questo post definendolo destra mnascherata, ha risposto a questa accusa. Più nel dettaglio, i gestori del blog
1) hanno detto che non accettano lezioni su cosa è destra e cosa è sinistra. Li tranquillizzo: non essendo un maestro, non dò lezioni. Purtroppo o per fortuna, un accordo universale su cosa vuol dire essere di sinistra non c'è, e non ci sarà mai, e per questo ognuno è libero di avere la propria idea di cosa è di sinistra. Nella mia, voi non lo siete, così penso e così scrivo. E allo stesso modo voi siete liberi di non essere d'accordo con me e di esprimere il vostro dissenso, ma non promuovetemi a maestro, ché poi dovrei aggiornare il mio curriculum e non ho voglia. Al massimo, mi limito ad osservare che per dimostrare il vostro sinistrismo mi fate l'elenco dei partiti in cui avete militato e dei convegni a cui avete partecipato, mentre io ho sempre pensato che la destra e la sinistra fossero questione di idee, ideologie e programmi, non di tessere di partito.
2) dicono che nel mio post nego che gli italiani hanno paura della criminalità straniera. Forse andavano di fretta e non hanno letto bene ciò che ho scritto, visto che io dico proprio il contrario, e cioè che gli italiani hanno paura soprattutto degli immigrati, e mi chiedevo il motivo di questa polarizzazione, viste le tante altre cause di insicurezza sociale, e ora, aggiungo grazie ai post dei bravi Stratex e Guerrilla Radio,  anche visto che i dati del viminale dimostrano che nei fatti  l'emergenza non c'è, e che quindi avevo ragione a parlare di percezione distorta. "Non siamo noi ad aver allarmato gli italiani" dicono mario e mario. Certo, non siete stati solo voi. Ma anche voi.
3) ricordano loro azioni in difesa della comunità bengalese vittima di raid di gang italiane per rifiutare l'accusa di aver causato le aggressioni contro i rumeni. Ora, mi chiedo: una cosa esclude l'altra? Non dico che sono stati loro ad andare dai fascisti e dire "picchiate i rumeni", sarebbe un'accusa da capo penale. Quello che dico è che queste aggressioni maturano in un clima di intolleranza e odio represso. Sbaglierò, ma per me post in cui un senatore "colpevole" di aver visitato in carcere un detenuto viene definito merda umana e gli si augura la morte contribuisce ad alimentare questo clima, non certo svelenirlo. Potete ricordare quanto volete il vostro impegno precedente, che è ammirabile, non ho problemi a dirlo, ma non può servire a cambiare le cose fatte dopo.
4) infine, mi invitano a vergognarmi. Non mi vergogno, visto che, per quanto detto sopra, tutte e tre le accuse mi sembrano poco fondate. Ma se anche lo fossero, cosa è più vergognoso, scrivere un articolo sbagliato, o augurarsi l'eliminazione fisica di un politico che non la pensa come noi? Propendo per la seconda, e quindi non solo rifiuto l'invito a vergognarmi, ma lo rispedisco al mittente
postato da Skeight alle ore 20:58 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: idee, s-governo


giovedì, 01 novembre 2007

Dimissioni


Due cose:
1. Valerio Pieroni, sul caso di giornalettismo ha millantato di avere l'appoggio di tutta la redazione. Così non è, è giusto che si sappia
2. Questo è solo l'ultimo caso di quell'esperimento alla deriva che è Kilombo. Ormai siamo al gioco al massacro. Mi piacerebbe poter puntare l'indice e dire di qualcuno: "è colpa sua", ma purtroppo così non è. Le responsabilità sono diffuse, e tutti hanno un pezzettino di torto: i promotori del manifesto  di kilombo slow che non hanno saputo difendere le proprie ragioni e hanno dato l'impressione di volere imporre le proprie idee, i blogger che dopo non aver fatto niente per KS subito si sono lanciati a gridare al golpe, la redazione che non ha saputo trovare un accordo né ha saputo agire con la dovuta celerità nelle questioni tecniche. Ed essendo io un redattore, una buona quota di responsabilità è pure mia, perché non ho saputo arginare questi problemi e forse li ho anche acuiti, né sono riuscito a mantenere un buon livello di comunicazione tra collettivo e redazione.
Di conseguenza, preso atto dei miei scarsi risultati personali, del fallimento della redazione in cui sono stato entrato, e della delegittimazione di quella attuale (in cui solo un redattore è stato eletto, Michele (Grandangolo) e tutti gli altri sono non eletti recuperati in seguito alle dimissioni altrui), ritengo di dover dare le mie dimissioni. Essendo in questi giorni Michele non reperibile su internet, le sospendo per tre giorni, il tempo di farlo tornare, dopo di che saranno operative e mi farò cancellare dalla mailing list della redazione. Chiedo scusa a chi mi ha votato per non essere stato all'altezza del compito.

Detto questo, una riflessione su Kilombo: quando sono arrivato, forse lo concepivo come una vetrina, ma non per mettere in mostra il mio blog (o meglio, anche, ma non era la cosa più importante) ma per entrare in contatto con altri blogger e fare rete. In seguito ho iniziato a interessarmi di più alle vicende kilombiste, fino a candidarmi per la redazione. Gli eventi di questi giorni mi fanno riflettere: non dico che il torto sia distribuito equamente a metà fra i litiganti, sicuramente qualcuno è più responsabile di altri (ma non chiedetemi chi, perché non lo saprei dire). Tuttavia, nel complesso tutto ciò dimostra che i progetti avanzati in passato erano troppo ambiziosi: Kilombo non è in grado di perseguire un disegno politico. Cosa può essere allora? Per forza una vetrina? O un agora informale, dove ognuno può cercare i blog che gli interessano, leggerli, commentarli, fare rete di persona e non tramite l'istituzionalizzazione dell'idea?
Quest'ultIma opzione mi sembra al momento la migliore realizzabile. Quindi, per quanto mi riguarda, torno alle origini e ricomincio da capo.
postato da Skeight alle ore 15:55 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: kilombo


Chi sono

Utente: Skeight
Eclettico (o lunatico, a seconda dei punti di vista)


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Commenti recenti

robertoeffe in Questo blog chiude


Heracleum blog & web tools

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte