- Dacia Valent sfrattata di casa I / II / III / IV
- Scritte sotto casa di Cloroalclero
- Attentato a casa di Cloroalclero / (post di Dacia Valent sull'argomento)
Penso che i racconti in prima persone delle protagoniste di questa vicenda dicano tutto. Le occasioni in cui concordo con quanto detto da Cloro, e soprattutto dalla Valent, si contano sulle dita di una mano. Ma oggi non importa, quello che conta è che due compagne sono sottoposte ad un trattamento inaccettabile, per via del loro impegno politico. Non lo accetterei per un avversario ideologico, figuriamoci per loro. Quindi massima solidarietà a Dacia Valent e Cloroalclero, e spero che quanti più blogger (oltre a quelli che già da molti giorni si sono attivati) facciano altrettanto.

Minimo 600mila persona erano nelle strade di Roma, sabato scorso, a manifestare. Un successo grandissimo, che però carica di responsabilità i partiti della sinistra, Rifondazione in primis. Quale che sia l'obiettivo prossimo venturo, un partito unico o una federazione dei soggetti esistenti, comunque ci vuole un grande sforzo di ridefinizione. Ridefinire sé stessi, innanzitutto come forza di governo.
Forza di governo... questa espressione ormai sembra equivalere a "tradimento degli ideali", e soprattutto a causa dei Ds oggi Pd, che per qualche motivo hanno identificato l'essere al governo con la necessità di cedere a visioni altrui considerate, per qualche motivo, più realistiche: il trionfo della tecnocrazia, l'accettazione passiva dello status quo, il ripiegamento dalla politica all'amministrazione dell'esistente. Una sinistra unita deve combattere contro questa visione. Ma i partiti attuali ne sono capaci? I militanti dei movimenti sociali degli ultimi anni sanno bene che dalle esperienze da Seattle in poi non sono usciti solo rifiuti, ma anche proposte in positivo concrete. Però Rifondazione, Comunisti, Verdi, a livello nazionale non sembrano in grado di farle proprie e di imporle nel dibattito politico, riducendosi sempre a battaglie difensive, che avvalorano l'idea di una sinistra radicale che sa dire solo no. Per questo dalla costituente che tutti i leader, da Bertinotti a Cossutta passando per Giovanni Berlinguer, sostengono di volere dovrà scaturire non solo la natura precisa del soggetto unitario, ma anche una base programmatica concreta su cui si dovrà basare l'operato sia a livello di governo, sia a livello di parlamento (in un eventuale futuro di opposizione, non così improbabile), sia a livello di società. Perché ciò avvenga è necessario che i militanti che hanno partecipato in massa alla manifestazione del 20 ottobre diano il loro contributo alle discussioni che, si spera, nasceranno a livello di base un po' in tutta Italia, spingendo i partiti anche a prendere posizioni più nette là dove si dimostrano oggi più titubanti.
Una volta tornato a Bologna, lunedì prossimo, mi attiverò anche io in questo senso (e, se possibile, riporterò i risultati sul mio blog), e spero che in molti facciano altrettanto.
Quando ho letto questa notizia sinceramente sono rimasto basito. Cose così non me le sarei aspettate dal peggior governo Berlusconi, figuriamoci da uno che si definisce di centro-sinistra. Eppure, pare che le cose stiano proprio così. Il 12 ottobre il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che di fatto si propone di burocratizzare internet. Maggiori dettagli si possono trovare su Repubblica e Punto Informatico, ma in sintesi il ddl dice che tutti i prodotti editoriali dovranno registrarsi al Roc, cioè il registro degli operatori di comunicazione, ma poi nel definire i prodotti editoriali usa criteri tali da comprendere tutta la rete, compresi piccoli siti e blog. Le proteste sono state immediate, e di fronte ad esse c’è stata sì una retromarcia, ma non quella sperabile: un sottosegretario, tale Levi, ha assicurato che non c’è interesse a colpire blog e siti amatoriali, ma poi scarica le decisioni concreti sulla Autorità per le comunicazioni (che per la cronaca, è quella che ha vietato la pornografia in tv anche di notte, il che non fa ben sperare).
Il testo del ddl è chiaramente scritto male e forse sarà del tutto riformulato: è sperabile che sia così, ma non può essere sicuro. Non è la prima volta che questo governo, per incompetenza o malafede, cerca di mettere nei guai internet. Già l’anno scorso, ai tempi della finanziaria, si voleva impedire ai blog di inserire citazioni dai quotidiani, provvedimento poi rientrato grazie alla mobilitazione online. Allora è il momento di mobilitarsi di nuovo contro questo provvedimento ben più grave. Per conto mio, spedirò il prima possibile una mail di protesta a tutti i parlamentari e senatori, e invito tutti i blogger e non che dovessero leggere questo mio articolo a fare altrettanto, per mostrare il rifiuto generalizzato di questo ddl.
A margine, non posso celare l’amarezza per l’ennesima prova di incapacità del governo che ho votato, che non si dimostra in grado di (e nemmeno interessato a) tutelare la libertà di espressione dei cittadini.
Spett.le deputato/a (o senatore/senatrice),
le scrivo in riferimento al disegno di legge sull’editoriache il governo ha approvato il 12 ottobre e il cui testo è consultabile presso il sito http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf
Questo ddl di fatto costringe tutte le realtà di internet, compresi i siti amatoriali ed i blog, a diventare testate giornalistiche e registrarsi al Roc, il Registro degli operatori della comunicazione. È chiaro che, qualora approvato, questo ddl porterebbe al collasso di internet in Italia e della sua funzione creativa, intellettuale e sociale. Questo non è accettabile, né può essere giustificato con la necessità di proteggere i cittadini da eventuali forme di diffamazione, perché esistono già strumenti legislativi e normativi per impedire simili comportamenti. Non solo, ma bisogna anche dire che il testo del ddl è stato redatto in maniera superficiale e contraddittoria, e di fatto una sua applicazione coerente è impossibile. Pertanto le chiedo di impegnarsi, quando il disegno di legge arriverà in Parlamento, per la modifica dei punti peggiori di esso, in particolare l’articolo 2 comma 1, 2, 3, l’articolo 5 comma 1, l’articolo 7 comma 1, 2.
Sperando che non deluda le aspettative dei cittadini che credono nella rete come mezzo per produrre dibattito democratico e contenuti creativi, le porgo distinti saluti



(articolo aggiornato dopo la pubblicazione)
Beppe Grillo scrive un post sui rom. Pare che non faccia differenza tra rumeni e rom, e già questo non è un buon inizio, ma andiamo oltre.
Grillo critica il governo italiano per la politica delle porte aperte, per il rifiuto di imporre una moratoria sugli ingressi dei romeni in Italia, decisione che porterebbe ad una invasione di rumeni nel nostro paese. È effettivamente vero che in Italia c’è la seconda comunità rumena più grande d’Europa, ma è anche vero che la prima comunità per dimensioni è in Spagna (fonte), dove il governo Zapatero la moratoria l’ha messa eccome.
Grillo sostiene che così facendo il governo non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini, il che è forse vero, ma così dicendo contraddice altre tesi riportate nel suo blog. Pochi giorni prima aveva riportato l’intervento al V-day di Marco Travaglio, che aveva fatto notare che proprio la tolleranza diffusa dei comportamenti illegali tra gli italiani rendeva così difficile fare politiche efficaci contro l’illegalità degli stranieri. È esattamente questo il problema: anche ammettendo che la maggioranza degli immigrati rumeni in Italia assuma comportamenti illegali o criminali, il problema non è nella loro presenza o nella loro quantità, ma nella mancanza di un intervento efficace dello stato, vuoi per gli scarsi mezzi garantiti a polizia e carabinieri vuoi per l’illegalità diffusa di cui sopra.
Fare un discorso su questo sarebbe giusto e ragionevole. Ma Grillo che fa? Parla di confini della Patria (non scherzo, l’ha scritto con
L’autore, Nicola B., premette di non essere razzista e dice di avere moglie ed amici rumeni (e per questo rimanderei al magistrale articolo di Umberto Eco sul classico incipit degli antisemiti: “Alcuni dei miei migliori amici sono ebrei”). Poi sostiene che la sua azienda è registrata in Romania sin dal 2002. Dato che più volte si dichiara italiano, potremmo dedurne che Nicola B. è uno dei molti imprenditori europei che ha spostato la propria impresa e la produzione in Europa orientale, per approfittare dei minori vincoli ambientali, fiscali e sindacali, in pratica uno dei responsabili del precariato che Grillo dichiara di voler combattere: in un commento (leggibile sotto) alla prima versione di questo mio articolo il signor Nicola B. nega di aver delocalizzato una sua precedente azienda italiana e di avere anzi dato supporto, con la sua azienda, a quelle rumene tra il 2002 e il 2004; certo, se come lui stesso dichiara i romeni vogliono abbandonare a milioni il loro paese, evidentemente le imprese che operano in Romania (compresa la sua) non devono fornire grandi opportunità... ma tant’è, Nicola B. ritiene di essere nel giusto, di essere una vittima delle migrazioni e basta. Lasciamolo nella sua illusione, ma arriviamo al punto, quando sostiene che gli accordi di Schengen non sono serviti a nulla, non sono serviti agli italiani o ai tedeschi ma solo agli immigrati profittatori. Beppe Grillo evidenzia, quindi dobbiamo ritenere che sia d’accordo.
Schengen quindi a noi non è servita a nulla. La possibilità di poter viaggiare per l’intera Europa senza controlli alle frontiere secondo Grillo è inutile e non ha portato che danni. Certo, le conseguenze negative sono sempre più visibili. Ma non vedere tutti gli effetti positivi di questa integrazione, le opportunità che si sono sviluppate per i paesi europei, per molte zone che erano state colpite dalla crisi della delocalizzazione della produzione e che grazie alla nuova libertà di movimento garantita anche da Schengen sono riuscite a rinnovarsi e a creare nuova occupazione; e sì, aggiungiamoci anche l’impatto simbolico di accordi che garantiscono la libertà di movimento delle persone, dopo decenni in cui tale libertà era stata garantita solo alle merci. Tutto questo non esiste?
Una cosa è vera: non si capisce come
Insomma, anche in questo caso siamo di fronte a demagogia priva di contenuti.

