sabato, 27 ottobre 2007

Solidarietà a Dacia Valent e Cloroalclero

- Dacia Valent sfrattata di casa I / II / III / IV

- Scritte sotto casa di Cloroalclero

- Attentato a casa di Cloroalclero / (post di Dacia Valent sull'argomento)

Penso che i racconti in prima persone delle protagoniste di questa vicenda dicano tutto. Le occasioni in cui concordo con quanto detto da Cloro, e soprattutto dalla Valent, si contano sulle dita di una mano. Ma oggi non importa, quello che conta è che due compagne sono sottoposte ad un trattamento inaccettabile, per via del loro impegno politico. Non lo accetterei per un avversario ideologico, figuriamoci per loro. Quindi massima solidarietà a Dacia Valent e Cloroalclero, e spero che quanti più blogger (oltre a quelli che già da molti giorni si sono attivati) facciano altrettanto.

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categoria: diritti, persone, kilombo


mercoledì, 24 ottobre 2007

Dopo il 20 ottobre

Minimo 600mila persona erano nelle strade di Roma, sabato scorso, a manifestare. Un successo grandissimo, che però carica di responsabilità i partiti della sinistra, Rifondazione in primis. Quale che sia l'obiettivo prossimo venturo, un partito unico o una federazione dei soggetti esistenti, comunque ci vuole un grande sforzo di ridefinizione. Ridefinire sé stessi, innanzitutto come forza di governo.

Forza di governo... questa espressione ormai sembra equivalere a "tradimento degli ideali", e soprattutto a causa dei Ds oggi Pd, che per qualche motivo hanno identificato l'essere al governo con la necessità di cedere a visioni altrui considerate, per qualche motivo, più realistiche: il trionfo della tecnocrazia, l'accettazione passiva dello status quo, il ripiegamento dalla politica all'amministrazione dell'esistente. Una sinistra unita deve combattere contro questa visione. Ma i partiti attuali ne sono capaci? I militanti dei movimenti sociali degli ultimi anni sanno bene che dalle esperienze da Seattle in poi non sono usciti solo rifiuti, ma anche proposte in positivo concrete. Però Rifondazione, Comunisti, Verdi, a livello nazionale non sembrano in grado di farle proprie e di imporle nel dibattito politico, riducendosi sempre a battaglie difensive, che avvalorano l'idea di una sinistra radicale che sa dire solo no. Per questo dalla costituente che tutti i leader, da Bertinotti a Cossutta passando per Giovanni Berlinguer, sostengono di volere dovrà scaturire non solo la natura precisa del soggetto unitario, ma anche una base programmatica concreta su cui si dovrà basare l'operato sia a livello di governo, sia a livello di parlamento (in un eventuale futuro di opposizione, non così improbabile), sia a livello di società. Perché ciò avvenga è necessario che i militanti che hanno partecipato in massa alla manifestazione del 20 ottobre diano il loro contributo alle discussioni che, si spera, nasceranno a livello di base un po' in tutta Italia, spingendo i partiti anche a prendere posizioni più nette là dove si dimostrano oggi più titubanti.

Una volta tornato a Bologna, lunedì prossimo, mi attiverò anche io in questo senso (e, se possibile, riporterò i risultati sul mio blog), e spero che in molti facciano altrettanto.

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categoria: sinistra unita


venerdì, 19 ottobre 2007

Le mani sulla rete

Quando ho letto questa notizia sinceramente sono rimasto basito. Cose così non me le sarei aspettate dal peggior governo Berlusconi, figuriamoci da uno che si definisce di centro-sinistra. Eppure, pare che le cose stiano proprio così. Il 12 ottobre il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che di fatto si propone di burocratizzare internet. Maggiori dettagli si possono trovare su Repubblica e Punto Informatico, ma in sintesi il ddl dice che tutti i prodotti editoriali dovranno registrarsi al Roc, cioè il registro degli operatori di comunicazione, ma poi nel definire i prodotti editoriali usa criteri tali da comprendere tutta la rete, compresi piccoli siti e blog. Le proteste sono state immediate, e di fronte ad esse c’è stata sì una retromarcia, ma non quella sperabile: un sottosegretario, tale Levi, ha assicurato che non c’è interesse a colpire blog e siti amatoriali, ma poi scarica le decisioni concreti sulla Autorità per le comunicazioni (che per la cronaca, è quella che ha vietato la pornografia in tv anche di notte, il che non fa ben sperare).
Il testo del ddl è chiaramente scritto male e forse sarà del tutto riformulato: è sperabile che sia così, ma non può essere sicuro. Non è la prima volta che questo governo, per incompetenza o malafede, cerca di mettere nei guai internet. Già l’anno scorso, ai tempi della finanziaria, si voleva impedire ai blog di inserire citazioni dai quotidiani, provvedimento poi rientrato grazie alla mobilitazione online. Allora è il momento di mobilitarsi di nuovo contro questo provvedimento ben più grave. Per conto mio, spedirò il prima possibile una mail di protesta a tutti i parlamentari e senatori, e invito tutti i blogger e non che dovessero leggere questo mio articolo a fare altrettanto, per mostrare il rifiuto generalizzato di questo ddl.
A margine, non posso celare l’amarezza per l’ennesima prova di incapacità del governo che ho votato, che non si dimostra in grado di (e nemmeno interessato a) tutelare la libertà di espressione dei cittadini.


AGGIORNAMENTO
Ho scritto una bozza di testo per la mail da inviare ai parlamentari e ai senatori della maggioranza. Se qualcuno sa dove posso trovare l'elenco delle loro mail in modo da fare copia e incolla e spedirli a tutti (dal sito della Camera posso spedire solo una mail alla volta, e farlo per 348 volte mi sembra un po' troppo) mi farà un favore. Invito tutti a scrivere ai deputati e ai senatori, se vogliono usare il testo della mia bozza liberissimi di farlo.

Spett.le deputato/a (o senatore/senatrice),
le scrivo in riferimento al disegno di legge sull’editoriache il governo ha approvato il 12 ottobre e il cui testo è consultabile presso il sito http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf
Questo ddl di fatto costringe tutte le realtà di internet, compresi i siti amatoriali ed i blog, a diventare testate giornalistiche e registrarsi al Roc, il Registro degli operatori della comunicazione. È chiaro che, qualora approvato, questo ddl porterebbe al collasso di internet in Italia e della sua funzione creativa, intellettuale e sociale. Questo non è accettabile, né può essere giustificato con la necessità di proteggere i cittadini da eventuali forme di diffamazione, perché esistono già strumenti legislativi e normativi per impedire simili comportamenti. Non solo, ma bisogna anche dire che il testo del ddl è stato redatto in maniera superficiale e contraddittoria, e di fatto una sua applicazione coerente è impossibile. Pertanto le chiedo di impegnarsi, quando il disegno di legge arriverà in Parlamento, per la modifica dei punti peggiori di esso, in particolare l’articolo 2 comma 1, 2, 3, l’articolo 5 comma 1, l’articolo 7 comma 1, 2.
Sperando che non deluda le aspettative dei cittadini che credono nella rete come mezzo per produrre dibattito democratico e contenuti creativi, le porgo distinti saluti

(nome e cognome)
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categoria: internet, idee, emergenze, s-governo


venerdì, 12 ottobre 2007

Fini al Colosseo?

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categoria: persone


mercoledì, 10 ottobre 2007

Le primarie del Pd


Suppongo che molti si siano già fatti questa domanda, ma la pongo lo stesso a tutti voi, perché sono fortemente indeciso: quelli che, come me, non si rinoscono nel Partito Democratico né lo voterebbero mai, dovrebbero andare a votare alle primarie del 14 ottobre? E se sì, per chi sarebbe meglio votare?
Istintivamente, alla prima domanda risponderei di no. Non è molto corretto votare per decidere il leader di un partito a cui comunque non si darà mai la preferenza, e in più non mi piace l'idea di di contribuire, con il mio voto, il mio euro e la mia dichiarazione di partecipazione, a costruire l'aura di autorevolezza e legittimità del PD. Però...
Però poi penso che, anche stando ai sondaggi più pessimisti, il PD non scende comunque sotto il 25%, mentre nei sondaggi più ottimisti l'ipotetico partito della sinistra unita non supera il 15%. Anche se nel lungo periodo mi auguro una inversione di tendenza, è indubbio che negli anni a venire la sinistra per influenzare le politiche italiane dovrà comunque cercare l'alleanza con i "democratici". Stando così le cose, per me che spero nella costruzione di un soggetto unitario della sinistra radicale, è importante che nel Pd risultino maggioritarie le posizioni di chi non vuole rompere a sinistra. Invece sappiamo bene che almeno due dei candidati principali (Veltroni e Letta) propugnano apertamente la ricerca di nuove alleanza, ovviamente con l'Udc, per scaricare Verdi e Comunisti. Vero è che il modo migliore per bloccare questi tentativi è votare massicciamente a sinistra nelle elezioni vere (amministrative ed europee), ma si tratta comunque di un voto che non può essere dato in bianco (i partiti di sinistra devono dimostrare di meritarselo, non soltanto con la testimonianza), o almeno, io non lo darei soltanto per frenare la deriva centrista del Pd. Quindi, con queste premesse, l'idea di contribuire alle primarie mi sembra più accettabile, e forse anche utile.
Detto questo, si pone il problema di chi votare. Veltroni e Letta sicuramente no. La Bindi è più incline a mantenere l'alleanza del 2006, ma sinceramente le divergenze ideologiche sono davvero forti, anche se comunque lo stesso vale per gli altri due. Adinolfi? E' una possibilità, anche se mi sembra un voto buttato.
Insomma, nel dubbio rivolgo le due domande di sopra a chi passa per il mio blog,
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categoria: idee, partito democratico, sinistra unita


sabato, 06 ottobre 2007

Di Pietro smemorato


Il ministro Di Pietro propone un'alleanza tra Partito democratico e Italia dei valori per escludere in futuro la sinistra radicale dalla maggioranza (fonte).
Libero di sperare in quello che vuole, ma a Di Pietro vorrei chiedere alcune cose (ma con risposta già allegata):
- quando, all'opposizione, l'Italia dei valori raccolse firme per un referendum contro le leggi vergogna di Berlusconi quale partito del centro-sinistra appoggiò attivamente questa iniziativa? I Comunisti Italiani
- visto che il movimento di Di Pietro è così attivo nella lotta alla mafia, sa qual è oggi il sindaco siciliano che più ha fatto contro la criminalità organizzata? Il primo cittadino di Gela, Rosario Crocetta, dei comunisti italiani. E tra l'altro, giova ricordare che l'attuale presidente della regione Puglia, Nichi Vendola di Rifondazione comunista, è stato per dieci anni e passa uno dei più attivi membri della Commissione antimafia della Camera dei deputati.
- quando è stato formato l'attuale governo Prodi, qual è stato l'unico partito a indicare per il proprio dicastero non un uomo d'apparato ma una personalità dotata di competenze? I Comunisti italiani, con Alessandro Bianchi. Non è importante questo, nell'attuale polemica sulla casta in cui Di Pietro si trova del tutto a favore di Beppe Grillo?
- quali partiti, oltre all'Italia dei Valori, non avevano nessun pregiudicato nelle proprie liste nelle elezioni politiche del 2006? Verdi e Comunisti italiani.
- Quali partiti hanno sostenuto con più forza la candidatura di Rita Borsellino alla regione Sicilia e Leoluca Orlando al comune di Palermo? Quelli che vuole come alleati o quelli che intende ripudiare?
- Quale partito di centrosinistra ha appoggiato l'Italia dei valori contro l'indulto? I Comunisti italiani.
- E infine, nelle elezioni europee del 2004, quali erano i suoi alleati? Achille Occhetto, Giulietto Chiesa, Antonello Falomi, Lidia Ravera, Gianfranco Mascia, Gianni Vattimo. Tutte persone più vicine alla sinistra radicale che al partito democratico.
- Qual è il reato per cui è stato condannato in primo grado Francesco Caruso (con cui lei non vuole stare in maggioranza, come ha dichiarato)? Resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio, in occasione dello sgombero del 36 occupato, un'aula universitaria bolognese autogestita ed impegnata da cinque anni contro lo spaccio di eroina e il razzismo. Crede davvero che questo reato sia tale da preferire la compagnia di Enzo Carra (tangente Enimont), Sergio D'Elia (concorso in omicidio), De Michelis (tangenti autostradali), Vincenzo Visco (abusivismo edilizio) più gli altri 10 indagati tra Ds e Margherita?

Alla luce di tutto questo, caro ministro Di Pietro, crede veramente che nelle sue battaglie per la legalità i migliori compagni di strada siano gli esponenti del Pd? O forse ci dobbiamo ricredere sulla sincerità di queste battaglie?
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categoria: persone


sabato, 06 ottobre 2007

Grillo, la Patria e la Romania


(articolo aggiornato dopo la pubblicazione)

Beppe Grillo scrive un post sui rom. Pare che non faccia differenza tra rumeni e rom, e già questo non è un buon inizio, ma andiamo oltre.

Grillo critica il governo italiano per la politica delle porte aperte, per il rifiuto di imporre una moratoria sugli ingressi dei romeni in Italia, decisione che porterebbe ad una invasione di rumeni nel nostro paese. È effettivamente vero che in Italia c’è la seconda comunità rumena più grande d’Europa, ma è anche vero che la prima comunità per dimensioni è in Spagna (fonte), dove il governo Zapatero la moratoria l’ha messa eccome.

Grillo sostiene che così facendo il governo non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini, il che è forse vero, ma così dicendo contraddice altre tesi riportate nel suo blog. Pochi giorni prima aveva riportato l’intervento al V-day di Marco Travaglio, che aveva fatto notare che proprio la tolleranza diffusa dei comportamenti illegali tra gli italiani rendeva così difficile fare politiche efficaci contro l’illegalità degli stranieri. È esattamente questo il problema: anche ammettendo che la maggioranza degli immigrati rumeni in Italia assuma comportamenti illegali o criminali, il problema non è nella loro presenza o nella loro quantità, ma nella mancanza di un intervento efficace dello stato, vuoi per gli scarsi mezzi garantiti a polizia e carabinieri vuoi per l’illegalità diffusa di cui sopra.

Fare un discorso su questo sarebbe giusto e ragionevole. Ma Grillo che fa? Parla di confini della Patria (non scherzo, l’ha scritto con la P maiuscola) che sarebbero stati sconsacrati dai politici e cita una lettera di un cittadino esasperato. Grillo sostiene di averne ricevute centinaia, ma se ha pubblicato proprio questa evidentemente la ritiene degna di nota e ne condivide i contenuti (almeno quelli da lui segnati in grassetto); allora diamo un’occhiata a questa lettera, perché è molto interessante.

L’autore, Nicola B., premette di non essere razzista e dice di avere moglie ed amici rumeni (e per questo rimanderei al magistrale articolo di Umberto Eco sul classico incipit degli antisemiti: “Alcuni dei miei migliori amici sono ebrei”). Poi sostiene che la sua azienda è registrata in Romania sin dal 2002. Dato che più volte si dichiara italiano, potremmo dedurne che Nicola B. è uno dei molti imprenditori europei che ha spostato la propria impresa e la produzione in Europa orientale, per approfittare dei minori vincoli ambientali, fiscali e sindacali, in pratica uno dei responsabili del precariato che Grillo dichiara di voler combattere: in un commento (leggibile sotto) alla prima versione di questo mio articolo il signor Nicola B. nega di aver delocalizzato una sua precedente azienda italiana e di avere anzi dato supporto, con la sua azienda, a quelle rumene tra il 2002 e il 2004; certo, se come lui stesso dichiara i romeni vogliono abbandonare a milioni il loro paese, evidentemente le imprese che operano in Romania (compresa la sua) non devono fornire grandi opportunità... ma tant’è, Nicola B. ritiene di essere nel giusto, di essere una vittima delle migrazioni e basta. Lasciamolo nella sua illusione, ma arriviamo al punto, quando sostiene che gli accordi di Schengen non sono serviti a nulla, non sono serviti agli italiani o ai tedeschi ma solo agli immigrati profittatori. Beppe Grillo evidenzia, quindi dobbiamo ritenere che sia d’accordo.

Schengen quindi a noi non è servita a nulla. La possibilità di poter viaggiare per l’intera Europa senza controlli alle frontiere secondo Grillo è inutile e non ha portato che danni. Certo, le conseguenze negative sono sempre più visibili. Ma non vedere tutti gli effetti positivi di questa integrazione, le opportunità che si sono sviluppate per i paesi europei, per molte zone che erano state colpite dalla crisi della delocalizzazione della produzione e che grazie alla nuova libertà di movimento garantita anche da Schengen sono riuscite a rinnovarsi e a creare nuova occupazione; e sì, aggiungiamoci anche l’impatto simbolico di accordi che garantiscono la libertà di movimento delle persone, dopo decenni in cui tale libertà era stata garantita solo alle merci. Tutto questo non esiste?

Una cosa è vera: non si capisce come la Romania sia potuta entrare così velocemente nell’Unione Europea, vista il divario non solo con i membri occidentali, ma anche con parecchi dei paesi orientali entrati nel 2004. L’Ue si è mossa con una certa frettolosità, per cercare di rilanciare il processo di integrazione praticamente bloccatosi dopo la bocciatura della costituzione europea nei referendum del 2005. E Grillo cosa pensava della costituzione europea? Ecco. Certo, quella costituzione era fortemente criticabile per molti aspetti, ma una cosa è il rifiuto su una base ideologica e programmatica precisa, una cosa il rifiuto basato sulla pancia, sulle ciance di "pensiero unico europeo" e di "confini sconsacrati" tipici della propaganda lepenista e haideriana.

Insomma, anche in questo caso siamo di fronte a demagogia priva di contenuti.

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categoria: idee


venerdì, 05 ottobre 2007


- Trasferimento dei pm De Magistris e Lombardi
- Prodi attacca Anno Zero

Ha ragione Mastella a ricordare agli alleati che con l'antipolitica vince Berlusconi. E allora non sarebbe una cattiva idea comportarsi di conseguenza e smettere di foraggiare l'antipolitica, con comportamenti e azioni che fanno mormorare anche ai più fervidi antiberlusconisti che "questi politici sonono tutti uguali"
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categoria: s-governo


giovedì, 04 ottobre 2007

Caduto per chi?


Di fronte alla morte di Lorenzo D'Auria, il presidente del consiglio Prodi ha commentato così: "Un figlio caduto per tutti noi".
Non so per Prodi. Di certo D'Auria non è caduto per me. Né è caduto per tutti quelli che non vogliono la presenza militare italiana in Afghanistan e che i soldati preferirebbero riaverli qua in patria, o in missioni diverse da questa. Per me e per molte di queste persone D'Auria è una vittima. Si ha un bel dire, in queste circostanze, che la morte dei caduti non è stata inutile. In questo caso lo è. A meno che non si riesca a trovare un buon motivo per giusticare la nostra presenza in Afghanistan. Ma questo motivo pare non ci sia: forse la situazione afghana non è ai livelli del disastro iracheno, ma certo è pessima, dopo tanti anni di occupazione. A questo punto la cosa più sensata sarebbe ammettere che la gestione del dopoguerra è stata, a voler essere gentili, impostata male, e cambiare radicalmente le cose: solo in quel caso, forse, potrebbe aver senso questa missione. Ma ammissioni e cambiamenti di questo tipo non sono all'orizzonte.
In passato il governo aveva ventilato ipotesi di tentativi per indirizzare in sensi migliori la missione afghana, tutti caduti nel dimenticatoio. Potrebbero rispolverarli adesso, se davvero ci tengono a dare un senso alla morte di D'Auria.
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categoria: guerra e pace


lunedì, 01 ottobre 2007

Dimezzare i parlamentari?


Stando a dichiarazioni recenti, il governo vuole ridurre significativamente il numero dei parlamentari, portando a 315 i deputati e a 200 i senatori. La riduzione dei parlamentari non è una brutta idea, ma bisogna vedere come attuarla.
Innanzitutto, se 630 deputati sono effettivamente troppi, è anche vero che 315 rischiano di essere troppo pochi. Certo, ipotizzando un sistema elettorale proporzionale al cento per cento, in una camera con 315 membri basterebbe lo 0,4% per eleggere un deputato, e visto che al momento lo sbarramento è al 2% la riduzione in sé non porterebbe ad una diminuzione della rappresentatività dei partiti più piccoli (che avrebbero meno parlamentari, è vero, ma anche il margine di maggioranza sarebbe minore). Tuttavia, non dobbiamo dimenticare il ruolo delle commissioni: "nel parlamento italiano le commissioni sono molte e permanenti, si occupano di occupano di materie piuttosto ben definite e hanno poteri significativi che vanno fino - adeterminate condizioni e con qualche cautela - all'approvazione stessa delle leggi" (Gianfranco Pasquino, Nuovo corso di scienza politica, il Mulino 2006). Ora, in una parlamento dimezzato, come varierebbero le commissioni? Sarebbero dimezzate anch'esse? Se così fosse, si avrebbe sul serio un grave problema di rappresentatività al loro interno, perché essendo le commissioni limitate numericamente, la rappresentanza proporzionale dei vari gruppi parlamentari al loro interno sarebbe per forza di cosa distorta dimezzando il numero dei loro membri. Data l'importanza delle commissioni nel parlamento italiano, questo problema si ripercuoterebbe sull'intera istituzione. Nè la questione è risolvibile lasciando le commissioni con le dimensioni attuali, perché in un parlamento dimezzato questo significherebbe che quasi tutti i parlamentari, anche quelli alla loro prima esperienza assembleare, dovrebbero partecipare alle commissioni, e data l'attuale situazione è lecito dubitare che abbiano tutti le competenze che sarebbero richieste per partecipare ad una commissione. Il governo ha considerato questo problema nella sua proposta? Se non lo ha fatto, i casi sono due: o sono pressapochisti, o l'intento è di indebolire il legislativo a favore dell'esecutivo.
Non solo: è chiaro che questa proposta nasce come risposta alle proteste sui costi della politica. Ma non si pensi di tagliare il numero dei parlamentari e di non toccare i privilegi: il taglio dei benefici in eccesso non è solo una questione di costi, è anche una questione morale e simbolica. E' giusto che i parlamentari abbiano stipendi superiori alla media, non è giusto che oltre a questi abbiano anche molti altri benefit e facilitazioni.
Infine, sebbene è vero che spesso i parlamenti più piccoli numericamente sono anche più efficienti, non si deve pensare che basti ridurre il numero dei parlamentari per ottenere la tanto agognata efficienza. Sappiamo bene che lo stallo dell'attuale parlamento è dettato non tanto dal numero di parlamentari, ma dalla estrema frammentazione partitica, che non sarebbe risolta, per i motivi detti sopra riguardo la proporzionalità, da un dimezzamento dei parlamentari.
Il provvedimento più importante per rendere efficiente il parlamento italiano sarebbe abbattere la sua simmetria, mettendo il vincolo di fiducia solo con la camera dei deputati e dando al senato dei poteri a parte, trasformandolo in una camera di collegamento tra lo Stato e gli enti locali. Solo in un'ottica di riforma radicale e definitiva del sistema parlamentare la riduzione degli eletti può avere un significato concreto, altrimenti è solo propaganda.
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categoria: idee, riforme, s-governo


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