Le votazioni di settembre su Kilombo sono terminate, e guardando i risultati si può dare qualche opinione sulla situazione dell'aggregatore. Non vorrei peccare di ottimismo, ma le indicazioni che emergono dal voto sono positive e confortanti.
Iniziamo dalla questione più controversa che ha tenuto banco recentemente: il voto sull'espulsione del blogger Valerio Pieroni. L'espulsione è stata respinta, e anche se i voti per allontanare il Pieroni da Kilombo sono stati numerosi, comunque la vittoria del no è netta. Questo non impedirà a chi ha sostenuto che Kilombo è piena di fascisti di continuare a ripeterlo ossessivamente, ma è la dimostrazione che Kilombo (che non è una oligarchia o un ufficio di redazione, ma la totalità dei suoi iscritti) è in misura maggioritaria tollerante ed aperta alle differenze e al dibattito.
Una dimostrazione di questa apertura è data anche dal voto sulla modifica della Carta. La proposta di KorvoRosso, Supramonte e Tisbe è stata approvata in maniera quasi trionfate, con il 76,6% dei voti espressi. Tra le varie modifiche presenti nella loro proposta c'è anche quella che garantisce ai meta-post controversi non la cancellazione ma lo spostamento in una zona apposita. Su questa idea ci sono state perplessità, anche da parte mia, ma quello che mi preme far notare che questa decisione, sempre nel senso della massima tolleranza possibile, ha ottenuto il consenso della grande maggioranza dei votanti, e anche in questo caso i censori della Kilombo fascista dovrebbero riflettere su ciò che dicono.
Non è stata invece approvata la riforma della Carta proposta da KarlettoMarx. C'è anche da dire che, qualora fosse stata approvata, non sarebbe cambiato assolutamente niente, visto che il testo di quel fantomatico articolo 11 era pura aria fritta, ma il fatto che non abbia raggiunto i due terzi dei voti necessari è comunque una cosa positiva, che evita una banalizzazione della Carta.
Arriviamo così alle elezioni redazionali, in cui erano presenti molti dei blogger sopraccitati: Pieroni, Korvo, Karletto. KorvoRosso è stato eletto con un grande numero di voti, gli altri due invece no. Valerio Pieroni, nella campagna elettorale, ha cercato di capitalizzare il vittimismo che gli veniva dal voto sull'espulsione, ma a quanto pare non ha avuto successo: questa è una dimostrazione di maturità dei kilombisti. La sconfitta di KarlettoMarx sta a indicare che la maggior parte degli iscritti non ha gradito il suo atteggiamento conflittuale ed aggressivo nelle vicende kilombiste. Dall'altro lato, la rielezione della redattrice Samie dimostra che, nonostante alcuni recenti errori ed inefficienze dovuti al bailamme di dimissioni ed ingressi e al comportamento di Karletto, comunque la redazione attuale gode di un po' di fiducia.
Certo non è tutto rose e fiori: la partecipazione al voto resta molto bassa, e comunque la rielezione di Samie è sì segno di stima nei suoi confronti, ma ci fa ricordare anche che la sua seconda candidatura deriva dalla mancanza di altre donne candidate. Tuttavia, sono problemi che potranno essere superati, se si riusciranno ad evitare certe diatribe sterili del passato. Questo è un pio desiderio, perché ho il forte timore che nuove diatribe sterili siano già dietro l'angolo, ma comunque il voto mi fa essere più ottimista che pessimista.
P.S. Comunque, se quelli che cianciavano di epurazione e di fascisti in Kilombo dovessero ammettere di aver cannato alla grande, fatemelo sapere
A prescindere dalle politiche concrete, il principio base di ogni politica di integrazione degli immigrati dovrebbe essere: se rispettano le leggi del luogo in cui si trovano, gli immigrati devono poter godere degli stessi diritti e libertà basilari dei cittadini.
A Bologna c'è una comunità islamica; da tre anni che vivo in questa città, non ho mai sentito di problemi dovuti al fondamentalismo religioso di essa. Ci sono molti pakistani, ma nessun caso paragonabile a quello di Hina, uccisa dal padre perché troppo occidentale. In generale, i problemi legati all'integrazione ci sono eccome, ma non presentano legami con la questione del contrasto tra precetti della religione islamica e leggi dello stato italiano. Ciò nonostante, la proposta di costruire una moschea è stata oggetto di violente contestazioni da parte di comitati di cittadini, di partiti di destra, della stessa curia, e di oggi è la notizia che queste proteste hanno portato alla revoca della proposta di delibera. Perché?
Alla comunità islamica non è permesso di avere il proprio luogo di culto, nonostante il rispetto delle leggi italiane. Allora che senso ha chiedere questo rispetto? I leghisti e i comitati che oggi festeggiano credono di aver indebolito o rafforzato la propaganda fondamentalista di cui, evidentemente, hanno tanta paura? Quale credibilità potranno avere in futuro le politiche di integrazione, se episodi come quello di Bologna dimostrano che gli immigrati non possono conquistarsi niente con il loro comportamento, ma solo con la benevolenza dei cittadini?
Quello che sta accadendo suscita amarezza e preoccupazioni. E dispiace vedere che i comitati civici vengono ascoltati ed hanno successo solo quando volgono la loro protesta contro minoranze spesso disagiate, e mai quando si battono in difesa del territorio o della salute pubblica.

Oggi sul suo blog Beppe Grillo sostiene la possibilità, per i meet-up, di formare liste civiche per le elezioni amministrative. Ma sino a pochi giorni diceva che non voleva promuovere la nascita di nessuna lista civica, né nazionale né locale. Formalmente, non sembra che sia cambiato molto, queste liste civiche nasceranno se i meet-up lo vorranno, come specifica sin dal primo rigo. Ma nella sostanza, qual è la differenza? Di fatto con questo post Grillo dà il via libera alla nascita di queste liste, che magari non avranno il suo nome nel simbolo, ma tutti sapranno che sono collegate a lui. Nella forma la decisione è scaricata sulle spalle dei meet-up locali, ma quanti saranno quelli che decideranno di fare il grande passo proprio grazie a questo assenso di Grillo all'iniziativa? Lasciatemi pensare che saranno molti.
Politicamente, è un'ottima mossa. Grillo scende in campo senza scendere in campo, fa fondare un nuovo partito ma non lo fonda lui, saggia sul terreno elettorale la propria potenzialità politica senza dover rinunciare alla sua posizione privilegiata di guru. Ma questa non è la politica delle cose concrete che i partecipanti al V-day chiedevano, è la politica intesa come strategia per ottenere il potere. Grillo si comporta come i politici che critica, e i suoi sostenitori, incuranti delle contraddizioni, applaudono contenti. Prepariamoci al peggio.