sabato, 21 luglio 2007

Pensioni e precarietà

Il compromesso sulle pensioni è esattamente questo: un compromesso. Tuttavia non condivido le opinioni di chi lo ritiene un peggioramento rispetto alla legge Maroni. Certo, si poteva fare di più, ma è un primo passo. Comunque Rifondazione e Comunisti Italiani promettono battaglia sul testo, e io personalmente non sono d'accordo, non perché sia una legge perfetta, ma per altri motivi.
Innanzitutto, rischiare di far saltare il tavolo adesso, dopo aver ottenuto alcune cose, rischia di far perdere tutto. Ma queste motivazioni strategiche non sono sufficienti.
In realtà, se oggi la sinistra radicale accetta il compromesso sulle pensioni rafforza la sua posizione nella coalizione, e questo rafforzamento non deve essere fine a sè stesso, ma volto per ottenere risultati concreti sull'altro tema importante, quello del precariato.
Nonostante le chiacchiere dei riformisti dell'ultima ora, il vero problema per i giovani non sono le pensioni dei 57enni di oggi. Piene o vuote che siano le casse della previdenza sociale, in un contesto di elevata precarietà come quello italiano per un giovane lavoratore resta in tutti i casi difficilissimo, se non impossibile, sperare in una pensione decente. Per questo il precariato dovrebbe essere il campo di battaglia principale per le forze di sinistra nel governo, e a dirlo mi sembra quasi una banalità, ma i dibattiti recenti dimostrano che si tende a dimenticare spesso e volentieri questo argomento.
Il modo in cui Prc e Pdci stanno impostando lo scontro sulle pensioni è miope, incentrato sul breve periodo. Soltanto una strategia che affronti la questione sociale integralmente può dare risultati veramente positivi per i lavoratori e i pensionati.
postato da Skeight alle ore 19:58 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: economia, idee


giovedì, 19 luglio 2007

Rignano, bravo Mimun


Vado controtendenza, e plaudo al Tg5 che ha trasmesso dei video degli interrogatori dei bambini di Rignano.
Conoscendo la gente che ci lavora, non mi illudo che alla base ci fossero motivazioni di verità: cercavano lo scoop e basta. E pure, la messa in onda di questi interrogatori può essere decisamente utile per chiarire un po' la storia di Rignano.
Qualcuno di voi ricorda il caso McMartin? Allora gli indagati per pedofilia passarono anni di inferno ed ebbero la vita definitivamente rovinata prima di essere giudicati del tutto innocenti. Ma come si poteva crederli innocenti, di fronte alle testimonianze di decine di bambini? Possibile che si fossero inventati tutto?
Ovviamente no. Non era possibile. Ma possibilissimo invece era che fossero stati indotti a dire quel che qualcuno voleva far dire, che è poi quel che è successo, come potrete leggere nella pagina di Wikipedia e, ancor più nel dettaglio, in quella inglese. La verità venne a galla proprio grazie ai filmati degli interrogatori della clinica, in cui si poterono vedere i metodi distorti per interrogare i bambini per indurli a confermare le accuse.
Non sappiamo se per Rignano si tratta dell'ennesimo falso ingigantito dall'allarme popolare o di un caso tragicamente vero. Sappiamo però che sino ad ora tutti gli eventi simili riguardanti le scuole, anche in Italia, si sono rivelati errori. Sappiamo che la stragrande maggioranza delle violenze sui minori avviene in famiglia, non a scuola, eppure la presenza sui media rovescia i termini della proporzione. Sappiamo che al momento sugli indagati di Rignano c'è forte incertezza. A questo punto i filmati possono essere utili per capire la consistenza delle accuse. E allora forse in questo caso meglio lasciar perdere la privacy e rendere pubblici i video: in ballo c'è, nel migliore dei casi, il destino di alcune persone a rischio di vedere la propria vita rovinata; nel peggiore, quello di decine e decine di bambini
postato da Skeight alle ore 17:52 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: varie


domenica, 15 luglio 2007

Contro il referendum

A quanto pare alla fine il comitato promotore del referendum sulla legge elettorale riuscirà a superare le 500mila firme. Non me stupisco, visto l'improvviso risorgere della mobilitazione dall'alto a favore, da Repubblica a Confindustria. Curioso che Repubblica, dopo aver pubblicato un po' di tempo addietro un pungente articolo di Sebastiano Messina in cui si elencavano puntigliosamente tutte le storture derivanti dall'eventuale vittoria del referendum, oggi sostenga l'idea al punto da indicare nel proprio sito i luoghi dove è possibile firmare. Ma vabbè, passiamo al sodo.
Sono contrario a questo referendum elettorale. Già quelli degli anni Novanta, che pure erano più seri, non hanno portato a grandi risultati, come ha notato più volte Sartori nei suoi articoli raccolti in Mala Tempora. Ma questo in particolare, è particolarmente pernicioso. Molti dei sostenitori, tra l'altro, dicono di firmare per pungolare i partiti in parlamento e spingerli a fare una nuova legge elettorale. Idea rispettabile, ma sono scettico. I partiti che avrebbero interesse a cambiare l'attuale legge elettorale sono molti: i partiti grandi (Ds, Margherita, Fi e An) hanno tutto da guadagnare da una riforma; i partiti medi (Rifondazione e Udc) vedrebbero bene un innalzamento della soglia al 5%, che aumenterebbe il loro peso ai danni dei partitini; e i suddetti partitini (Udeur e Lega in primis) possono auspicare metodi migliori per aumentare la loro forza di ricatto. Come si vede, tutti possono volere e vogliono una legge elettorale migliore. Ma per lo stesso motivo, non c'è una legge elettorale che accontenti tutti. E qui casca l'asino: l'idea del referendum come pungolo avrebbe successo se i partiti si rifiutassero di cambiare la legge attuale per convenienza; ma il problema è che non la cambiano perché non c'è accordo su come cambiarla, quindi se ora per evitare il referendum fanno un accordo in tutta fretta, di sicuro si tratterà di un compromesso al ribasso che produrrà l'ennesima, pessima legge.
E se non andasse così? Se si andasse a votare per il referendum, e vincesse il Sì? Cosa succederebbe? I promotori sostengono che si ridurrebbe la frammentazione partitica, ma questo avverrebbe solo in apparenza. Dando il premio di maggioranza del 55% ad un solo partito, i casi sono due: o i partiti non si coalizzano, e allora avremmo un risultato intollerabile per una democrazia, con un partito intorno al 30% che ottiene una maggioranza inusitata, oppure si coalizzano, e allora con ogni probabilità avremo due grandi liste uniche. Però, rimanendo il vincolo delle liste bloccate, ogni singolo partito e partitino potrà pretendere un certo numero di deputati sicuri. Siccome non c'è vincolo per la creazione di gruppi parlamentari, le due liste uniche si frantumeranno di nuovo in tanti partiti in parlamento. E ogni partito avrà una percentuale di deputati determinata non dal voto elettorale, ma dalle trattative pre-elettorali, proprio il contrario della democrazia. Certo, uno potrebbe chiedersi che senso abbia dividersi in parlamento se poi alle elezioni devono presentarsi comunque in lista unica. Il senso c'è eccome: più gruppi parlamentari vuol dire maggior peso contrattuale, più poltrone, più potere. Inoltre i partiti nelle elezioni locali ed europee non scompaiono, quindi anche in parlamento hanno bisogno di distinguersi per poter fare propaganda. E mantenere le proprie singole identità sarà importante, alle politiche, per contrattare il numero di deputati sicuri. Quindi strapotere dei partiti, esattamente come oggi se non peggio.
Ma se questo referendum non riduce la frammentazione partitica e non toglie potere ai dirigenti dei partiti, perché sono così contrari ad esso? Perché comunque una legge elettorale siffatta richiede una ridefinizione, e i partiti una volta trovato un assetto sono restii a ridefinirsi. Il problema è che mentre leggi elettorali tipo il proporzionale alla tedesca o il maggioritario alla francese costringerebbero i partiti a cambiare radicalmente la propria organizzazione, la modifica prevista da questo referendum porterebbe ad una ridefinizione solo formale, dietro alla quale gli apparati di partito manterrebbero il loro potere.
Se poi, per assurdo, una volta in parlamento le liste uniche non si dividessero in tanti gruppi partitici, le cose forse andrebbero meglio per la stabilità dei governi, ma non per la democrazia. Inevitabilmente, una fetta molto ampia di elettori, anche di quelli che hanno votato la lista vincitrice, non sarebbero rappresentati, con tutte le conseguenze in termini di astensione e disaffezione che ne conseguirebbero.
Insomma, detta in termini brutali: questo referendum è una iattura del peggior populismo. Spero che non raggiungano le 500mila firme, anche se ormai è quasi sicuro, spero che la Corte non lo accetti, spero che non raggiunga il quorum (anche se andrò a votare no, perché non mi piace l'astensione referendaria), spero che i no siano maggioritari. Sperare, sperare...
postato da Skeight alle ore 16:32 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: idee, riforme


sabato, 14 luglio 2007

Tra indagini e inciuci

Ma Prodi è indagato oppure no? Pare proprio di sì, anche se la procura di Catanzaro al momento nega, ma ciò che è interessante notare è il modo in cui i due principali quotidiani italiani riportano la notizia: il Corriere evidenzia la posizione ufficiale della procura, che sostiene di non sapere niente di questa indagine, mentre Repubblica non inserisce questo elemento nel titolo, e nell'articolo lo mette in una riga, quasi di sfuggita. Questa differenza in sé non è né nuova né strana, da sempre i giornali variano il modo di presentare una notizia. Però suscita perplessità che sia proprio Repubblica a dare più per scontato il coinvolgimento di Prodi in questa storia, soprattutto considerando che la fonte è Panorama, il settimanale berlusconiano più volte criticato duramente per la propria parzialità dal giornale diretto da Ezio Mauro.
In questi giorni, sempre su Repubblica, c'è un interessante sondaggio sui vari elementi del manifesto di Francesco Rutelli, che tra le altre cose ipotizza alleanze variabili per isolare la sinistra radicale. I sondaggi di Repubblica, pur non avendo tecnicamente valore demoscopico, "pesano" perché indicano gli umori di un settore non minoritario dell'elettorato ulivista (questo escludendo eventuali manipolazioni). Ebbene, in questo sondaggio l'idea di approdare al centro sganciandosi dalla sinistra ottiene un consenso notevole mentre scrivo, il 61%. Un bell'argomento a favore del tentativo rutelliano. Ma un simile progetto porta inevitabilmente alla crisi dell'attuale governo, quindi sulla sua strada Prodi è un ostacolo. Ma con una indagine in corso, Prodi è più debole.
Dietrologia? Forse. Ma la mia impressione è che, dopo aver sostenuto la necessità di un governo di centrosinistra, oggi anche Repubblica sta iniziando ad abbracciare l'idea di un grande centro, senza Berlusconi ma con i dc. Vedremo se questa impressione sarà confermata in futuro.
postato da Skeight alle ore 10:09 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: s-governo


domenica, 08 luglio 2007

Scalfari e i sindacati


Scalfari nel suo editoriale di oggi su Repubblica critica pesantemente il sindacato. L'accusa, sostanzialmente, è di aver abbandonato l'impegno per l'interesse nazionale per diventare qualcosa di simile ad una lobby o ad una corporazione. Il segnale di questa trasformazione sarebbe nell'abbandono del metodo della concertazione, in cui si è espressa la "moderazione sindacale".
Lobby vuol dire, molto semplicemente, gruppo di interesse. E che cos'è il sindacato se non un gruppo di interesse, cioè un gruppo che si fa carico degli interessi di una determinata categoria, i lavoratori? In questo senso, non si capisce la critica di Scalfari. Lui stesso riconosce i meriti passati dei sindacati, ma da esse ne trae la conclusione che essi dovrebbero continuare su quella strada. Ora, l'interesse nazionale è qualcosa che richiede l'impegno di tutti, e l'impegno consiste nel rinunciare a qualcosa in cambio di altri benefici, che si suppone saranno maggiori. Ma un singolo individuo o gruppo non può sacrificarsi in maniera indefinita se anche gli altri elementi della società non fanno altrettanto. Se facesse così, si condannerrebbe alla rovina, ad una posizione di sottomissione e sfruttamento.
La concertazione ha scontentato spesso ampi settori dei lavoratori, dando argomenti ai gruppi sindacali più radicali e minoritari. La moderazione sindacale è stata utile per il sistema Italia, di fronte al comportamento molto meno solidale e moderato di altre categorie quali quelle degli imprenditori. Ma non è un comportamento sostenibile sul lungo periodo. Si può criticare la cecità dei sindacati, la loro incapacità di tutelare le nuove forme di lavoro, e di andare oltre una logica di mera difesa dei diritti acquisiti, ma non li si può criticare perché agiscono come gruppo di interesse: è il loro mestiere, e se accettano delle limitazioni in nome dell'interesse nazionale fanno qualcosa di più di ciò che è richiesto loro, e niente di dovuto. La critica di Scalfari, che solitamente dice cose condivisibili, sembra sottintendere la convinzione che siano i lavoratori a dover fare concessioni per il bene comune, e mai le altre categorie. Questa logica, molto semplicemente, non è accettabile
postato da Skeight alle ore 17:36 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: idee


Chi sono

Utente: Skeight
Eclettico (o lunatico, a seconda dei punti di vista)


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Commenti recenti

robertoeffe in Questo blog chiude


Heracleum blog & web tools

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte