mercoledì, 28 marzo 2007

Governo, allora?

Ok, l'Afghanistan è passato, meglio per tutti. Ho votato Rifondazione comunista ma non sono tra quelli che chiedevano al partito di mandare tutti a casa sull'argomento: penso che il banco di prova per una politica di sinistra sia il lavoro, ed è qua che voglio vedere come andrà.
A parte questo, una breve considerazione sulle dichiarazioni di Padoa-Schioppa sulle tariffe dei treni troppo basse: non so se il ministro facesse il paragone con il resto d'Europa in termini assoluti o proporzionali. Nel primo caso c'è poco da dire, non occorre essere economisti per ribattere che se i prezzi sono più bassi è perché anche i salari spesso e volentieri lo sono; se parla in termini proporzionali, comunque bisognerebbe vedere nell'ambito di TUTTI i servizi, per verificare se in generale gli italiani pagano più o meno degli abitanti degli altri paesi dell'Ue. E comunque, parlare di aumento delle tariffe sarebbe accettabile all'interno di un piano che prevede anche misure concrete per migliorare il servizio, altrimenti è una misura inaccettabile (anche se sappiamo che sarà accettata).

Tornando al discorso iniziale, sul blog di KorvoRosso ho trovato questo articolo molto interessante, che riporto per intero con il permesso dell'autore:
Bene. Anche il rospo dell’Afghanistan l’abbiamo ingoiato. Bertinotti l’abbiamo difeso. Eppure se l’è cercata, anche se non se la meritava in quei termini. Lasciatelo in pace nonno Fausto, ha 67 anni. Lasciategli godere la vecchiaia in pace istituzionale. Lasciatelo pontificare tranquillo. Basta non prenderlo troppo sul serio. Non più. E ora? Noi qui nello stagno della base aspettiamo col pettine in mano che vengano i famosi nodi. Pensioni. Si parla di inevitabilità dell’alzamento dell’età pensionabile e di revisione dei parametri. Come la mettiamo compagni dirigenti, come ci mettiamo? Lavoro. Si son fatti e si continuano a fare proclami sulla necessità di invertire la tendenza che privilegia la centralità del lavoro precario. Intanto però la legge 30 continua a restare in vigore e a rubare futuro e diritti a migliaia di giovani. E Fassino recentemente ha dichiarato che “Marco Biagi ha avuto il coraggio di fare una scelta inevitabile”. Come la mettiamo compagni, come ci mettiamo? Tre morti al giorno sul lavoro. Sembra un bollettino di guerra, ma ormai ha l’impatto drammatico di un bollettino meteorologico. Con buona pace dell’addolorato Presidente della Repubblica. Come la mettiamo compagni, come ci mettiamo? I CPT sono ancora aperti, e c’è un sacco di gente chiusa dentro. Come la mettiamo compagni, come ci mettiamo? E quella famosa, come si chiama, ma guarda un po’ non me lo ricordo, chissà perché, ah, si, la commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova 2001. Come la mettiamo compagni, come ci mettiamo? Insomma, possiamo anche sforzarci di credere che la nostra presenza in Afghanistan ha un’impostazione tutt’altro che imperialista, che uscire dall’oggi al domani vanificherebbe iniziative tipo la conferenza internazionale e lascerebbe campo libero agli americani. Però adesso per favore mettete via il cilindro di Silvan e rimettete sul tavolo quei famosi nodi. Perché noi militanti impantanati nello stagno della base, continuiamo a fare attività politica nonostante voi siate qualche galassia più in là, continuiamo perché è il nostro pane quotidiano e perché c’è ancora gente che ce lo chiede. Continuiamo perché è la nostra ragion d’essere (ancora) comunisti e perché crediamo ancora, nonostante tutto, nonostante voi, che ci possa e ci debba essere una rivincita sociale. Però nei circoli, anche in quelli “bulgari” c’è un’epidemia di mal di pancia. Sarà l’indigestione di rospi.
In attesa di vostra sollecita risposta, con una mano sulla pancia e il pettine nell’altra
pazientemente vi salutiamo.

Non è che condivida tutto, diciamo che il mio giudizio su Bertinotti è più indulgente. Però c'è un punto in particolare che voglio far notare: KorvoRossa nota che spesso le posizioni dei riformisti sono definite "inevitabili" dai loro sostenitori. Ora, il politologo Giovanni Pasquino, che i dirigenti diessini dovrebbero conoscere bene, definisce la politica "l'arte, l'abilità, l'attività diretta a creare le condizioni del possibile". Se politici che si definiscono di sinistra iniziano a considerarla soltanto come amministrazione dell'esistente, non è un bel segnale per nessuno
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categoria: idee, s-governo


lunedì, 19 marzo 2007

Emergency



Tante volte, anche da sinistra, si critica la posizione politica di Emergency, il rifiuto senza se e senza ma della guerra, le accuse durissime ai politici che invece ne sono fautori, il fatto che nei loro ospedali si curano anche i nemici talebani o filo-Saddam, il radicalismo pacifista che non accetta compromessi...
Sia ben chiaro che le critiche sono sempre utili, e valgono anche per tutti i gruppi e le organizzazioni che assumono un ruolo pubblico o politico, quindi anche per Emergency. Ma bisogna essere coerenti. Il rilascio di Mastrogiacomo grazie alla trattativa condotta dall'associazione di Gino Strada deve fare riflettere: l'autorità morale che Emergency ha in Afghanistan, e che ha permesso di portare le trattative a buon fine, deriva proprio dalla posizione politica netta e trasparente che Emergency ha. Non dico che deve essere la stessa posizione del governo, che per il suo stesso ruolo è forzato a cercare compromessi tra le varie posizioni, ma dico che chi la critica, deve comunque riconoscere che è una posizione che consente una risoluzione di emergenze come quella del giornalista rapito.
Mastrogiacomo è libero, viva Emergency.
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sabato, 17 marzo 2007

Pornofobia?

Vietato il porno in tv 24 ore su 24

Argomento spinoso, anche perché c'è sempre il rischio che a criticare questo provvedimento qualcuno ti risponda "Ma perché, tu ti guardi i film porno?", e non è piacevole. Però ritengo che  questo provvedimento della Agscom sia del tutto sballato, per motivi di varia natura:
1) motivi etico-culturali: dall'articolo del Corriere risulta che uno dei motivi principali di questo divieto totale sia il rispetto della dignità umana. Ora, sicuramente esistono forme di pornografia che sono espressione di una mentalità violenta e dominatrice, però non penso che sia possibile considerare il genere nella sua totalità come lesivo della dignità. Mi sembra un forte azzardo, visto che in materia le stesse femministe sono divise, e il dibattito sulla pornografia è tutto tranne che chiuso. Insomma, il metro di giudizio della Agscom mi sembra non dico "chiuso", ma comunque parziale, semplificatorio.
2) motivi pratici: gli unici programmi hard visibili saranno quelli criptati e quindi soggetti al "parental control" (a proposito di pornografia, ma ci proveranno piacere i giornalisti a masturbarsi con tutti questi inglesismi?). Qui entra in scena l'altro principio ispiratore del divieto, e cioè "proteggere" i minori dalla pornografia. Peccato che da questo punto di vista il provvedimento sia del tutto inutile, visto che ormai la nuova frontiera nel porno è internet (e non occorre leggere ricerche accademiche per scoprirlo, lo hanno scritto anche sui quotidiani nazionali parecchio tempo fa), e là non c'è filtro che tenga, checché ne dica il buon ministro Fioroni: anche oscurando tutti i siti hard, impresa ardua a dir poco, difficilmente potranno impedire la circolazione di materiale sui programmi di file-sharing e p2p, da Emule a BitTorrent passando per siti quali RapidShare. Anzi, il divieto aumenta i rischi, perché comunque il porno in televisione subisce comunque delle limitazioni (non manderebbero in onda film pedofili, per dirne una), mentre su internet è invece facilissimo imbattersi in foto e video rappresentanti pedofilia, incesti, stupri (anche senza cercarli: una volta che cercavo una foto panoramica di Londra ho avuto la malaugurata idea di cercare "London" su Emule e mi sono trovato file con nomi tipo "Girl raped in a street of London"...)
3) motivi sociali: su questo dirò di meno perché non ho argomenti probanti, però potrei ipotizzare che molti consumatori di materiale pornografico utilizzino film, riviste e varie anche come valvole di sfogo, e il vietarli li condurrebbe a sfogarsi in modi meno individuali e più socialmente pericolosi...  magari saranno solo una minoranza, ma è comunque una cosa da tenere in conto (e a maggior ragione dovrebbe farlo chi ha un'opinione così negativa della pornografia, e quindi si suppone anche dei pornofili)

Non inserisco i motivi economici perché mi si potrebbe ben dire che se un settore dell'economia si basa su elementi immorali non importa quanto possa essere redditizio e utile all'economia del paese. Verissimo, ma qua ci ricolleghiamo al punto 1): siamo sicuri che la pornografia sia da condannare in blocco?
E se anche ne fossimo sicuri, allora la sua diffusione sarebbe prima di tutto un problema culturale, e pertanto sarebbe meglio intervenire sulla cultura che non su aspetti di ordine pubblico, che non fanno che spostare il problema, come ho scritto nel punto 2). Ma a quanto pare la Agscom (al pari di buona parte della classe politica) affronta queste tematiche con un approccio decisamente tradizionalista

EDIT: segnalo due interventi su questo argomento: il primo è questo fondo di Mariuccia Ciotta sul manifesto, il secondo è questa intervista audio che un produttore nel settore pornografico a rilasciato al Corsera
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categoria: idee


giovedì, 15 marzo 2007

Notizie dal Venezuela

Riporto un articolo di Gennaro Carotenuto, pubblicato oggi sul suo blog:

Lorenzo Cesa, segretario politico dell'UDC: "non conoscevo il signor Peña Esclusa; nessuno mi aveva avvertito che fosse dichiaratamente antisemita e golpista e noi non appoggeremo un colpo di stato in Venezuela. Tuttavia ci è stato presentato da altissime personalità d'Oltretevere e pertanto non avevamo motivo di dubitare della sua credibilità". “Con Peña Esclusa -mi racconta Cesa in una cortese conversazione durante il secondo tempo di Napoli-Vicenza- ho fatto una semplice chiacchierata”. Dalla quale è scaturita però una dichiarazione congiunta tra il neofascista e il democristiano. E’ la stessa dichiarazione che nel sito di Fuerza Solidaria viene millantata addirittura come “la firma di un accordo di collaborazione” tra l’UDC e l’organizzazione neofascista nella quale “il parlamento italiano si è impegnato con Peña Esclusa per un’indagine sulle elezioni venezuelane”.

Fantasie, fanfaronate di un fascista in libera uscita, ma sono le stesse affermazioni false e tendenziose prese per buone da giornalisti come Aldo Forbice di Radio Rai, Gaetano Pedullà e Fabrizio dell’Orefice de Il Tempo, Dimitri Buffa di Radio Radicale. Un politico navigato come l'Onorevole Cesa ci confessa di non conoscere neanche il nome del suo referente naturale, ovvero il leader dell'opposizione moderata venezuelana, Manuel Rosales che, appena in dicembre, prese 4.3 milioni di voti e poi –colpa grave- ammise tranquillamente la sconfitta. Colpa gravissima, ma condivisa con l'Unione Europea e il Dipartimento di Stato del governo degli Stati Uniti, che riconobbero l'assoluta trasparenza delle elezioni venezuelane del 3 dicembre 2006. Certo, se altissime personalità d'Oltretevere...

Ricapitoliamo; Alejandro Peña Esclusa è un personaggio oscuro della destra neofascista latinoamericana. Così oscuro che quando si candidò alle elezioni prese 2.424 voti, lo 0,04%. E meno male, visto che è portavoce di un’organizzazione antisemita, e che fu legato allo storico leader del fascismo (ma atlantista) brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, capo della setta “Tradizione, Famiglia e Proprietà”, nume tutelare delle dittature latinoamericane degli anni ’70. Peña Esclusa, proprio a partire da quelle entrature, si legò ai servizi statunitensi e partecipò al colpo di stato contro Chávez dell’11 aprile 2002. Oggi è a capo di una minuscola organizzazione, “Fuerza Solidaria”, che punta dichiaratamente a nuove dittature militari in America latina: “non crediamo in soluzioni democratiche”. Anche se oggi punta più in alto, i suoi partner europei sono la Falange spagnola e Forza Nuova in Italia. Onorevole Cesa, cosa c’entra l’UDC con Forza Nuova? “Nulla” si affretta a smentire Cesa, e gli crediamo, ma certo, se altissime personalità d'Oltretevere...

Sarebbe il Cardinale Renato Martino l’altissima personalità vaticana che, lo dice Peña Esclusa, lo avrebbe ricevuto. Qui alcune cose non quadrano. Già nunzio presso l’ONU, dal 2002 presiede “Iustitia et Pax” e con Ratzinger anche la pastorale dei migranti, Martino in Vaticano è molto potente e molto in ascesa. Ma è anche stato la più piccante lingua pacifista in Vaticano contro l’aggressione statunitense all’Iraq ed è noto per imprudenti dichiarazioni amichevoli verso Fidel Castro. Per queste ed altre questioni –come la proposta di introdurre l’ora di religione islamica nelle scuole- che provocò anatemi da parte degli atei devoti Ernesto Galli della Loggia e Marcello Pera, è stato perfino bollato come “Cardinale anti-Ratzinger”. A ben guardare anche Martino, che più prudententemente di Cesa non fa comunicati congiunti, è un testimonial semi-incosciente, prestatosi o indotto ad incontrare l’antisemita venezuelano.

Nel giorno nel quale il Vaticano scomunica di fatto il teologo della liberazione Jon Sobrino, rilanciando la caccia alle streghe contro la chiesa latinoamericana, spunta un altro nome, quello di un sacerdote venezuelano, Pedro Freites, che invece di essere “impegnato per i poveri” è “compromesso con i ricchi”. Alcune fonti ce lo descrivono come un millantatore (un altro!), che in Venezuela si presenta come Direttore Generale di Radio Vaticana e in Italia come delegato della Conferenza Episcopale Venezuelana. Quello che è senz’altro Freites è uomo del Cardinale venezuelano Castillo Lara, che appoggiò il colpo di stato del 2002, e non ha mai smesso di tramare contro il governo legittimo. Anche se l’anziano cardinale non si permette di farsi vedere in pubblico con un impresentabile come Peña Esclusa, i contatti tra loro sarebbero mantenuti da Pedro Paúl, ambasciatore a Roma prima di Chávez, che, ottimamente introdotto in Vaticano, accompagna Peña Esclusa.

Fin qui le “vacanze romane”. Ma Peña Esclusa è da mesi in giro per il mondo a promuovere la sua immagine. Anzi, si direbbe che ci sia una sceneggiatura scritta per trasformare questa Cenerentola del neofascismo latinoamericano in un “moderato” e un “democratico” e dargli un seguito che non ha. E’ difficile seguire i suoi spostamenti, ma non è difficile capire a spese e per conto di chi si muove. Il cuore del suo giro è a Washington, dove importanti neoconservatori considerano l’antisemita venezuelano come un utile idiota. Ma Peña Esclusa non parte da lì. Sulla strada di Washington –dev’essere una cosa sentimentale- il nostro eroe si ferma in Salvador dove strappa applausi dal partito Arena, quello degli squadroni della morte di Roberto D'Abuisson, che fece ammazzare sull’altare Monsignor Oscar Romero e aveva anche Jon Sobrino tra le vittime designate. Tra Monsignor Romero ammazzato sull’altare e le altissime personalità d'Oltretevere continua a non correre buon sangue.

Dopo essersi accompagnato ai torturatori salvadoregni, Peña Esclusa sbarca nella buona società di Washington DC. Tiene conferenze in Università, concede interviste a tutti gli Aldo Forbice statunitensi, millanta, mente, si sbraccia; è lì per quello. L’ombrello più importante glielo fornisce la fondazione antiterrorista di George Shultz, “Committee on Present Danger”. George Shultz, per chi non lo ricordasse, fu ministro con Nixon e poi segretario di Stato di Ronald Reagan, uomo della Betchel, la multinazionale che faceva affari con Saddam Hussein fino a un minuto prima di bombardarlo. Sotto la sua responsabilità ricade la fase tardiva dell’appoggio alle dittature in America Latina e la guerra sporca contro il Nicaragua Sandinista. “Committee on Present Danger” è un solvente think thank repubblicano nel quale ritroviamo alti papaveri neoconservatori statunitensi tra i quali l’ex-direttore della CIA James Woolsey. Oltre ad essere ospitato –e probabilmente passare alla cassa- da altre istituzioni che tra il 2002 e il 2004 appoggiarono il colpo di stato e il golpismo venezuelano, Peña Esclusa viene intervistato dal Washington Times, da non confondersi con il Post. Il Washington Times è la Pravda del neoconservatorismo, quotidiano legato a filo doppio all’ex segretario di stato Donald Rumsfeld, ed è il quotidiano che per primo lanciò campagne di stampa individuando “l’ asse del male latinoamericano da colpire”. Peña Esclusa per loro è una pedina preziosa, ed è facile trovare giornalisti come Fabrizio dell’Orefice del Tempo disposti a dargli credibilità e spazio anche se millanta che una fabbrica di biciclette celi un traffico di uranio da Caracas a Teheran.

Dopo Washington, siamo già all’inizio di marzo, il nostro uomo si reca in Argentina. Parla presso l’Aunar, un’associazione di ex-militari reduci degli anni ’70, dove arrivano per ascoltarlo anche dal Cile, dall’Uruguay e dalla Colombia. Quasi una rimpatriata del Plan Condor, il piano di sterminio orchestrato da Washington che causò fino a mezzo milione di desaparecidos. Per Peña Esclusa è l’occasione per attaccare il presidente Nestor Kirchner per i suoi buoni rapporti con Hugo Chávez. Siamo alla vigilia del viaggio di Roma, ma Peña Esclusa trova il tempo per fare un salto in Messico. Lì inaugura la sezione messicana di Fuerza Solidaria. Si dirige a venezuelani residenti in Messico che chiama -per la delizia degli Aldo Forbice messicani- “esiliati”. Quello messicano è un soggiorno più importante di quanto si voglia far credere. Sarebbe finalizzato alla creazione di un embrione paramilitare sul modello dell’UCK albanese, creato e addestrato negli Stati Uniti per fare da casus belli contro la Yugoslavia o, per rifarsi a modelli creoli, per ripetere la Baia dei Porci.

E’ in crescita Peña Esclusa. Troppi personaggi chiave si espongono per lui, nonostante il suo curriculum. Gente come Lorenzo Cesa è disposto a farci una figuraccia macroscopica. Il Cardinal Martino, amico dell’Islam, non esce bene dal ricevere un antisemita dichiarato. Chi, soprattutto a Washington, sta giocando fiche su di lui, sta ripetendo in Venezuela l’operazione di Ahmed Chalabi. Il Pentagono, i neoconservatori, con alla testa Paul Wolfowitz e Richard Perle, lo presentavano –nonostante fosse un volgare truffatore condannato a 20 anni per corruzione in Giordania e senza alcun appoggio nel paese- come la grande speranza per la democrazia in Iraq. Eppure proprio quelle debolezze lo resero utile per essere il primo ministro del petrolio post-Saddam, prima di liquidarlo.

L’Iraqi National Congress, l’organizzazione creata da Chalabi in intelligenza con i servizi statunitensi, preparò per la CIA stessa molte delle false prove per giustificare il rovesciamento di Saddam Hussein, incluse le armi di distruzione di massa e le relazioni con Al Qaeda. E guarda caso Peña Esclusa, a migliaia di chilometri di distanza, racconta di nuovo quello che la CIA –o l’Aldo Forbice di turno- vuole sentire: che fabbriche di biciclette trafficano uranio verso l’Iran, che Caracas è piena di terroristi islamici e che per loro c’è perfino un volo diretto da Maiquetía a Teheran. Chalabi era un signor nessuno, pompato da amici potenti, che gli Stati Uniti scelsero come Quisling per l’Iraq. Peña Esclusa è al centro di un’operazione identica dei neocons per diventare il Quisling del nuovo Venezuela. Ma queste operazioni, si sa, non sempre riescono.

link all'articolo
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martedì, 13 marzo 2007

Ricapitoliamo

Nella faccenda del premio della Mezzaluna sono intervenuto abbastanza tramite commenti nei vari blog che hanno affrontato la questione. Ora che più o meno è tutto finito, scrivo un pezzo anche io.
Ricapitolando: due blogger chiedono di non ritirare il premio che la IADL ha assegnato a Kilombo, sostenendo che tale associazione non ha scopi chiari, è probabilmente antisemita, l'aggregatore non deve farsi coinvolgere in iniziative poco chiare. Sin qua, normalissimo esercizio di critica. Se non fosse che uno dei due blogger, Hari Seldon, invece di portare argomentazioni contro la IADL pone solo un ultimatum: o Kilombo rifiuta il premio, o io me ne vado. La redazione indice un referendum, molti dei sostenitori del sì protestano perché trovano ingiusto che bastino due protestatari su quattrocento e passa blogger per prendere un simile provvedimento. A tali proteste alcuni redattori rispondono dicendo che meglio indire un confronto che perdere pezzi per strada. Ora, il referendum è passato. Il sì ha vinto. Hari Seldon conferma l'abbandono di Kilombo, condendolo con insulti di omologazione a chi ha votato sì; anche Rosalux abbandona l'aggregatore accusando tutti i blogger aggregati di essere negazionisti e amici di Blondet, Ipazia anche se ne va. Nessuno è più contento di prima, le discussioni sorte, per la gioia di Kamau, non hanno portato a chissà quali nuove consapevolezze.
Alla fine, la domanda è: ne valeva la pena?
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categoria: kilombo


sabato, 10 marzo 2007

Il nuovo governo Prodi


Per la serie: a volte si può anche ridere, no? ;-)
(commentatelo anche su Youtube, se volete)
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categoria: varie, s-governo


venerdì, 09 marzo 2007

Tav, parlando e sparlando


Non mi stupisce che questo governo rifiuti di ascoltare le comunità e il movimento No Tav. Come per la base di Vicenza, l'atteggiamento è lo stesso: "Le manifestazioni sono legittime, ma le decisioni già prese non si cambiano". Nel caso del Dal Molin il motivo era l'impegno assunto con gli Usa, per la Tav è la necessità dell'opera per l'economia piemontese e italiana. Ergo, chi è contro la realizzazione dell'alta velocità è un no-global irresponsabile o un nimby che non vuole niente nel proprio orticello. E però, però... a quanto pare, le critiche verso la Tav non vengono solo dalla sinistra radicale, ma anche da un sito che certo non rifiuta i principi di base del liberismo, LaVoce. In questo articolo dell'8 marzo Francesco Ramella fa una critica serrata degli argomenti dei governanti pro-Tav, e contesta il progetto sulla base di un solo criterio, quello del rapporto costi-benefici. Non esattamente l'argomento tipico dei rivoluzionari esaltati...
Il governo che rifiuta le argomentazioni dei movimenti perché tacciate a priori di irresponsabilità, ignoranza e malafede sarà disposto ad ascoltare queste critiche? In fondo la mentalità alla base di questo articolo non sembra poi così lontana da quella del "risanamento" di Padoa-Schioppa; come si può parlare di rendere più efficiente la pubblica amministrazione (ventilando un aumento del precariato o dei tagli) se poi è lo stesso governo, a livello regionale e nazionale, a dimostrare inefficienza, stanziando fondi in quantità mostruose per un'opera la cui utilità viene messa in dubbio dalle fonti più disparate?
Mah...
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categoria: s-governo


martedì, 06 marzo 2007

Il terzo uomo

Dal sito della Margherita:
Francesco Rutelli sostiene il cosiddetto ‘terzo uomo' delle elezioni francesi, il leader centrista Francois Bayrou, gemellato in Europa alla Margherita e accreditato di un 17-18 percento dei consensi. In un'intervista al ‘Corriere della Sera’, il Presidente dei Dl definisce la sua avanzata ‘affascinante’, la sua visione della politica “davvero nuova e moderna” e il suo programma certamente non meno 'riformista' di quello della Royal.
“Con Bayrou lavoriamo insieme da anni - aggiunge il vice premier - da quando decise di uscire dal Ppe in cui era entrato Berlusconi per fondare assieme a me e con il sostegno di Prodi il Pde. Sono convinto che abbia statura e qualità per essere presidente dei francesi”.
Commentando il fatto che i Ds sostengono la candidata socialista, Segolene Royal, Rutelli esclude che ciò rappresenti un problema: “Direi piuttosto - osserva - la soluzione che cerchiamo. In Europa non c’è più da un pezzo il bipolarismo popolari (conservatori) – socialdemocratici”. Dopo aver ricordato che il gruppo del Pde conta 106 eurodeputati, Rutelli ritiene infatti che “la strada più efficace è l'alleanza europeista tra Pse e le altre forze democratiche. Non si può certo definire più riformista il programma della Royal - insiste - di quello di Bayrou”.
Tornando alle questioni di casa nostra, Rutelli ribadisce che la Margherita “intende allearsi con il Pse ma non vi entrerà mai”. Per il leader Dl la forza del Partito Democratico “è nella sua potenzialità espansiva anche fuori dall'Italia”.

Niente di grave, l'assenza di questo sostegno non può che aiutare la Royal e aggiungere un nuovo ostacolo al candidato centrista (persona di tutto rispetto, che meriterebbe l'appoggio di persone di più alta levatura che non Rutelli). Ma la prossima volta che qualcuno dal centro verrà a lamentarsi con le storie di Nader/Laguillere/La Fontaine/Bertinotti 2001 giuro che lo prendo a calci
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categoria: varie, persone


domenica, 04 marzo 2007

Fascisti democratici?

Mi ero ripromesso di non tornare più nel blog di RinascitaNazionale, dopo le sue dichiarazioni deliranti immediatamente successive alla crisi di governo, ma girando oggi su Kilombo leggo un titolo che richiama la mia attenzione ("Legge elettorale a nostra immagine" o qualcosa di simile) e così fatalmente son ricascato su quelle pagine infauste, di cui riporto il link. Rinascita in sostanza, dopo aver stigmatizzato la porcata delle legge elettorale fatta in fretta e furia da Berlusconi e Calderoli per mettere la sinistra in difficoltà, propone di fare la stessa cosa, e suggerisce al governo Prodi di fare una legge elettorale tagliata su misura per far vincere la sinistra (lo dice anche esplicitamente, almeno il coraggio non gli manca).
Spesso visito il blog Officina Democratica, ci trovo spunti interessanti e apprezzo le pagine di alcuni dei blogger che vi partecipano, come Andryyy e Raser (anche altri, che però ho inquadrato con meno precisione e per questo non li cito). Nel blog campeggia la foto di Enrico Berlinguer con in calce la scritta "OfficinaDemocratica per non dimenticare la questione morale". Allora chiedo: è giusto essere aperti al confrontl, ma ci sono o no dei principi di base che tutti dovremmo rispettare? Di sicuro è lecito, ma è giusto che un blog che si definisce "laboratorio di idee dei giovani di sinistra" annoveri tra i suoi autori uno che, come RinascitaNazionale, fa proposte che sono sicuramente immorali, anti-democratiche e, senza paura di dirlo, fasciste? [la prima legge truffa elettorale è stata quella Acerbo del 1926, non dimentichiamolo]
Spero che gli autori che ho citato sopra non si offenderanno per questa richiesta, se la avanzo è perché apprezzo il loro lavoro e mi dispiace vedere il loro blog sporcato da autori che sviliscono l'idea stessa di sinistra. Ma poi, questa faccenda pone un'altra questione: siamo tutti d'accordo che Berlusconi è al momento la prospettiva più dannosa per l'Italia, ma si può arrivare a negare i principi democratici per combatterlo? L'antiberlusconismo può giustificare tutto? Io personalmente credo di no, e mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri compagni di Kilombo.
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categoria: idee


venerdì, 02 marzo 2007

Sempre e solo tasse

Prodi: abbasseremo le tasse

Annuncio elettoralistico, e forse non è così sballato, visto che è opinione comune che le prossime elezioni non sono poi così lontane, e quindi meglio cercare di recuperare consenso, e il resto verrà dopo. Ma politicamente ed economicante, l'annuncio di Prodi nel discorso di oggi alla Camera non mi entusiasma.
Sia chiaro, l'aumento delle tasse non è il massimo auspicabile, e nonostante tutti i dinieghi, la Finanziaria non ha avuto risultati brillanti, come si evince anche leggendo il blog di Riccardo Innocenti. Però al momento il dato di fatto è un altro, e cioè che il deficit pubblico è in diminuizione, l'economia va meglio del previsto, e quindi Prodi ritiene sia possibile diminuire le tasse; è la cosa più urgente da fare, per il benessere degli italiani?
Non amo il neoliberismo, ma siccome il governo si ritrova all'interno di questo paradigma e non sembra volerlo abbandonare, ragioniamo in termini di investimenti: i soldi pubblici, come possono essere utilizzati meglio? Darli agli italiani in forma di detrazioni fiscali sembra una buona idea, magari incentiva i consumi, mette in moto la domanda, con tutti i benefici della nota pubblicità ("L'economia gira con te, grazie!"). Ma ho i miei forti dubbi che detrazioni generalizzate possano essere così congrue da mettere in moto questo circolo vizioso, che tra l'altro colleziona tanti fallimenti quanti successi. C'è di meglio da fare: è vero o non è vero che l'Italia soffre di gravi insufficienze strutturali? E' vero o non è vero che uno dei capitoli di spesa più gravosi per il nostro paese è la bolletta energetica? E allora, non sarebbe meglio utilizzare le maggiori entrate nelle casse dello Stato per costruire le centrali solari che non potranno sostituire il petrolio, ma ridurre di molto la dipendenza sì? Non sarebbe il caso di investire in quelle nuove tecnologie che consentono forme di riscaldamento alternative, come l'esempio di Oslo? Non sarebbe il caso di distribuire i soldi in più sotto forma di incentivi, oltre a quelli già esistenti? E non sarebbe anche il caso di intervenire sullo stato dei trasporti, a partire dalle ferrovie, magari seguendo i consigli degli economisti de LaVoce?
L'attuale migliore stato delle finanze non è necessariamente destinato a durare in futuro, quindi utilizzarlo per sgravi fiscali può essere il palliativo di un anno, ma non dell'anno successivo; in questo stato, meglio sarebbe utilizzare quei soldi per finanziare opere e riforme come quelle citate sopra, e magari anche altre che gli esperti di Padoa-Schioppa certo individueranno meglio del sottoscritto, opere e riforme che restino, una volta realizzate, e che pongano le basi per risparmi futuri, e quindi per un beneficio economico per i cittadini che non passa necessariamente dalla riduzione fiscale, ma da un miglioramento dei servizi pubblici.
Detto così sembra il paradiso in terra, e ovviamente non lo è: la storia insegna che la realizzazione di opere simili in Italia è sempre lenta e faticosa. Ma intraprendere la strada sarebbe doveroso, e invece la sensazione è che Prodi voglia prendere la strada più facile, che non è necessariamente la più utile
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